La terra è “la nostra casa comune”…

dal blog vistasottounaltraluce

26/05/10
La terra è “la nostra casa comune”…

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“Oggi, lo stato del mondo è il seguente: ricchi e poveri. Il fenomeno fondamentale non sta nella povertà materiale, nella eseguità dei redditi. Sta nella situazione di profonda diseguaglianza in cui si trovano i meno abbienti”,(…) sta nell’umiliazione “che continuamente infliggono loro quelli che detengono il potere. La più grave ingiustizia è sì materiale, ma soprattutto morale: non si misura in dollari, ma nel fatto che alcuni uomini sono privi dei diritti fondamentali di cui godono i ricchi”.

Una volta si credeva che il progresso avrebbe potuto creare un mondo sempre migliore. Sviluppo e progresso erano “parole magiche”. Questa credenza si è dissolta e si è preso coscienza che gli “agenti benefici del progresso – la scienza, la tecnica, l’industria, l’economia – sono profondamnete ambivalenti”. Possono fare del bene, ma possono fare anche molto male (pensiamo solo alla bomba atomica)

Inoltre: “Lo sviluppo, con il suo carattere fondamentale tecnico e economico, ignora quel che è calcolabile, misurabile, come la vita, la sofferenza, la gioia, l’infelicità, le qualità della vita, l’estetica, le relazioni con l’ambiente naturale. In altri termini, non tiene conto delle ricchezze umane non quantificabili, come la generosità. gli atti gratuiti, l’onore, la coscienza. Il concetto cieco di sottosviluppo spazza via i tesori culturali che sono racchiusi nelle società arcaiche tradizionali”.

La domanda che si pone Morin è “Quindi, se il progresso è morto, allora il futuro è vano.? Quando si è perso il futuro e quando il rpesente è angoscia e infelicità, che resta da fare?”.
Ed è credo una domanda che ci poniamo in molti. Morin ripercorrendo non solo la storia dell’uomo, ma anche quella dell’universo fa delle considerazioni interessanti.

“La capacità di creare qualcosa di nuovo esiste in modo latente nell’umanità… Occorrerebbe un nuovo inizio, cioè bisognerebbe smettere di procedere nella stessa direzione. Il problema è sapere come”.

“Supponiamo che un osservatore avesse scoperto la Terra quattro miliardi di anni fa. A quell’epoca, la Terra era agitata da convulsioni: eruzioni vulcaniche, cicloni, tempeste, uragani. Guardando questo pianeta pazzesco, egli avrebbe detto: – E’ un pianeta pazzesco in cui non può accadere niente – . Eppure, la vita nasceva porprio lì. Se l’osservatore tornasse, vedrebbe che la fauna e la flora si sono sviluppate, quando niente lo lasciava prevedere. Si tratta di un grande cambiamento che tuttavia è invisibile”.

Anche nella storia dell’uomo ci sono stati cambiamenti che nessuno aveva saputo prevedere.
“In pochissimo tempo il probabile si è trasformato in improbabile e viceversa: cerchiamo di avere fede nell’improbabille, ma cerchiamo anche di agire in suo favore”.
Questo dice è un elemento di speranza: a noi immettere nella stoaria elementi che possano combinarsi con altri e produrre effetti benefici, non perdendo di vista la nostra “finitudine” e che la stessa nostra Terra non è che un minuscolo pianeta nell’universo.

“Questo posticino sperduto è il nostro mondo, con la sua vegetazione, con i suoi animali. E’ la nostra casa comune, il nostro giardino che dobbiamo tentare di coltivare….: in altri termini, si tratta di civilizzare i rapporti umani”.

Da Edgar Morin ne La violenza del mondo

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La terra è “la nostra casa comune”…ultima modifica: 2010-05-30T16:44:59+02:00da mangano1
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