Sergio Romano,IL PROBLEMA INTERCETTAZIONI

dal CORRIERE DELLA SERA

 

la lettera del giorno | Mercoledì 26 maggio 2010
IL PROBLEMA INTERCETTAZIONI E GLI INTERESSI DA TUTELARE

 

17. SERGIO ROMANO.gifUn membro del governo di uno Stato estero ha espresso un’opinione (anzi, quasi una raccomandazione) su come il Parlamento italiano dovrebbe legiferare in materia d’intercettazioni. Mi farebbe piacere conoscere la sua opinione in proposito.

Enzo Raglio, e.raglio@alice.it

Ancora una volta l’Italia è stata «bacchettata» da una personalità di governo straniero senza che nessuno levasse alta la voce per far presente che simili interferenze sono intollerabili, specie se raffrontate ai silenzi nei confronti di altri Paesi colpevoli di più gravi inosservanze di regole democratiche (per non parlare delle regole in materia di pubblicazione vigenti in Francia).

Franco Barbalonga, barbafranco@alice.it

Enzo Raglio, Franco Barbalonga

Cari lettori,
l’autore delle dichiarazioni si chiama Lanny Breuer ed è capo della Divisione Penale del Dipartimento americano della Giustizia. È quindi un pubblico ufficiale, giunto in Italia per partecipare alle cerimonie di Palermo in onore di Giovanni Falcone: un atto di omaggio ai magistrati e alle forze dell’ordine con cui gli Stati Uniti hanno da tempo eccellenti rapporti di collaborazione. Ha parlato in occasione di un incontro con i giornalisti e avrebbe fatto bene a non esprimere «concern » (preoccupazione) per i cambiamenti introdotti dal governo in materia d’intercettazioni nel disegno di legge ora in discussione alle Camere. Quando il Parlamento di un Paese amico sta deliberando, i funzionari stranieri dovrebbero stare zitti. E il ministro degli Esteri Franco Frattini avrebbe fatto bene a ricordarlo. Questo episodio, quindi, non mi è piaciuto. Commetterei un peccato di omissione, tuttavia, se non dicessi che molte altre cose, in questa faccenda, non mi sono piaciute. Penso anzitutto a un disegno di legge che cerca d’intimidire la stampa, tra l’altro, minacciando pesanti multe per gli editori dei giornali «colpevoli ». Non ho mai pensato che il proprietario di un giornale possa e debba restare estraneo alla sua linea. Ma la multa prevista dal disegno di legge lo autorizza implicitamente a mettere becco nella gestione quotidiana dell’informazione e intacca considerevolmente la responsabilità del direttore, vale a dire, in ultima analisi, la libertà di stampa. Non mi è piaciuto inoltre che la magistratura, nel suo complesso, abbia difeso le intercettazioni senza dare la sensazione di comprendere che la responsabilità degli eccessi ricadeva oggettivamente sulle Procure. Se le droghe custodite nella farmacia di un ospedale vanno a finire sul mercato, il direttore ha l’obbligo di riorganizzare i suoi servizi in modo che questo non accada. Quante Procure hanno cercato di individuare i responsabili delle fughe? Quanti procuratori hanno preso concreti provvedimenti per impedire che conversazioni intime e personali, prive di qualsiasi rilevanza giudiziaria, finissero in pasto alla pubblica opinione? Quale è stato in questa vicenda il ruolo del Consiglio superiore della magistratura, dell’Associazione Nazionale magistrati, del difensore della privacy? Confesso infine che non mi è piaciuto nemmeno l’atteggiamento di molti giornali, più attenti ai rischi della concorrenza che alla protezione della sfera privata dei cittadini. L’Ordine dei giornalisti avrebbe potuto farsi promotore di un regolamento deontologico. Avrebbe colto questa occasione per smentire tutti coloro (io fra questi) che non credono alla sua utilità. Tutti quindi hanno trattato la questione delle intercettazioni con criteri e interessi corporativi. La responsabilità maggiore, naturalmente, è del governo, autore di un progetto che odora di rivalsa e intimidazione. Ma dubito che gli altri abbiano l’autorità morale per scandalizzarsene.

Sergio Romano,IL PROBLEMA INTERCETTAZIONIultima modifica: 2010-05-26T15:17:15+02:00da mangano1
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento