F. C. iL MITO DI CIRCE

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DI F. C.

ll mito di Circe tra modelli religiosi e reinterpretazioni allegoriche
Da Cristiana Franco e Maurizio Bettini un libro a quattro mani su «Immagini e racconti dalla Grecia a oggi»
Il bordello di Bella Cohen, a Dublino, in Mecklenburg Street, è il più sontuoso ricovero che il Novecento abbia offerto al mito di Circe: qui Bloom e Stephen si dibattono tra memorie omeriche, shakespeariane e wagneriane che ribaltano in parodia – e in feroce critica anti-borghese – il sogno di emancipazione eroico-virile perseguito dai protagonisti. È il quindicesimo episodio dell’Ulysse e Joyce vi mette a segno la più celebre di tante riletture che nei filtri della maga Circe, nell’isola di Eèa e nella metamorfosi dell’uomo in porco, riconoscono l’allegoria del meretricio e della sfrenatezza sessuale. Il porco con sigaro e cappello che bacia una prostituta nuda, nello splendido acquerello di Grosz riprodotto in questa pagina, o il Professor Raat adescato da Marlene Dietrich nell’Angelo azzurro di von Sternberg ripetono e proseguono la stessa tradizione; e già l’Encolpio di Petronio, che in uno dei più salaci episodi del Satyricon vive il dramma dell’impotenza dinanzi alla bella Circe di Crotone, è una grottesca parodia dell’episodio omerico, che vedeva Odisseo trionfare sulla maga grazie al misterioso contro-veleno donatogli da Hermes. Un contro-veleno dal nome enigmatico (moly), oggetto di speculazioni botaniche antiche e moderne, che un’anonima goliardata romana compresa tra i Carmi priapei aveva già decrittato in senso erotico: «dice moly, e il moly è la minchia (mentula)».
A queste e ad analoghe tradizioni esegetiche – alcune inclini al moralismo, altre alla prospettiva teologica, altre alla sua versione secolarizzata, il mitico-folclorico in stile junghiano – aggiunge ora altra luce il saggio di Cristiana Franco compreso nel libro scritto con Maurizio Bettini, Il mito di Circe. Immagini e racconti dalla Grecia a oggi (Einaudi, 2010, euro 28.00, nella collana «Mythologica»). È un saggio ampio e agevole, che rispetta le caratteristiche della collana – molta dottrina profusa in pagine di tonalità narrativa – e si distingue per un taglio peculiare: l’autrice sceglie di privilegiare, nettamente, le fasi antiche della tradizione mitografica, fra l’ellenismo, Roma e l’età bizantina. È una scelta encomiabile, in un momento in cui i cosiddetti Reception studies – settore di gran moda nell’obbligato rinnovarsi dell’antichistica – corrono sempre più il rischio di ridursi a collezioni di bizzarrie sub-letterarie e variazioni dell’ultima ora, spesso inconsciamente debitrici di storie secolari (un debito che si traduce, perlopiù, in trita riproposizione di clichés). La Circe di Cristiana Franco è inquadrata tra i suoi possibili modelli religiosi (la sumerica Ishtar, la Lab delle Mille e una notte, la Signora degli Animali, la dea degli Inferi, la strega folk) e seguita nelle sue numerose reinterpretazioni allegoriche, in cui il metodo degli antichi eruditi si scopre singolarmente simile a quello dei moderni mitologi.

 

 

 

circe 2.jpegDinanzi a certe banalizzazioni contemporanee – Itaca per sempre di Malerba ne è l’esempio più vistoso – la riscoperta delle banalità antiche è salutare. Si potrebbe aggiungere qualche anello intermedio: la Circe onirica di Pascoli, o quella di Gozzano, dove lo yacht di Odisseo rima con le cocottes di tante tappe insulari; per tacere di Shakespeare – tracce di Circe si sono intraviste nella Tempesta e nel Sogno – o di Keats (l’Endimione); sino alle speculazioni di Adorno e Horkheimer o alle recenti visioni scientifico-apocalittiche di Francesco Leonetti nei Piccolissimi e la circe (Manni,1998). Ma ogni studio del mito può solo fornire la base a studi successivi: e quella garantita da Cristiana Franco è senz’altro una solida base.

F. C. iL MITO DI CIRCEultima modifica: 2010-04-15T15:15:08+02:00da mangano1
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