antirazzisti, L’affittacamere

Da: “info@antirazzistimilano.org” <info@antirazzistimilano.org>
Data: 09 aprile 2010 18:39:07 GMT+02:00
A: lista@antirazzistimilano.org
Oggetto: [antirazzisti MI] L’affittacamere – ascolta e diffondi!!

L’affittacamere

La storia di Paola, trans brasiliana , che vive prostituendosi in appartamento a Milano.
La storia di Paola che finisce nel Cie di Via Corelli a Milano.
La storia di un incontro nel Cie con un poliziotto che lei già conosce.
La storia di un poliziotto che arrotonda affittando appartamenti agli stessi clandestini che poi finiranno nel Lager.
La storia di Paola, che denuncia pubblicamente il suo affittacamere, viene prelevata dalla polizia questa mattina nel cie di via corelli a milano, il perchè non lo sappiamo, lei non risponde più al telefono.
Oggi la Questura di Milano ha deciso di far uscire la notizia per evitare che l’ennesimo scandalo gli esplodesse per le mani.
Ma il coperchio del silenzio dei CIE d’Italia è saltato, ed è chiaro a tutti che non è questione di mele marce.
Una storia tutta italiana…
Ascolta l’intervista a Paola raccolta due giorni fa:

<http://www.radiocane.info/cronache-dal-fronte/guerra-alla-guerra/1123-laffittacamere.html >_4miniprostitute.jpg

antirazzisti, L’affittacamereultima modifica: 2010-04-09T19:51:22+02:00da mangano1
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Un pensiero su “antirazzisti, L’affittacamere

  1. Gli Ispettori di stanza nel centro per immigrati di via Corelli sono uomini ordinari, ma abituati al potere.
    Si vendicano se una donna si nega alle loro voglie.
    Non esitano a speculare sui loro “ospiti”.
    Lo fanno senza troppo ritegno, con la spregiudicatezza con cui si conduce un affare.
    D’altra parte il razzismo di Stato è una vera manna se sai cavalcare l’onda.
    E l’ispettore Mauro non se la cavava niente male,
    almeno fino a qualche giorno fa, quando Paola, trans brasiliana, ci ha raccontato questa storia.

    2.
    Quella di paola, come quella di joy, sono alcune tra le tante storie di un’umanità dichiarata eccedente e clandestinizzata, vite nude alla mercé del più forte, il cui valore di mercato è dettato dalla gestione dei flussi migratori.
    Paola è nel Centro di Identificazione ed Espulsione di via Corelli ad ingrassare non più le tasche dell’Ispettore Mauro ma quelle della Croce Rossa, pagata 75 euro al giorno per ogni “ospite”.
    L’esistenza di Paola continua quindi a produrre profitto, ma per un racket legalizzato, amministrato per conto dello Stato.

    L’ispettore Mauro adesso ha paura. La sua piccola esistenza di avvoltoio è fottuta. I suoi datori di lavoro non amano gli scandali né i concorrenti privati.

    L’ispettore Mauro gestiva bugigattoli da 1000 euro al mese,ne curava la riscossione del bottino estorto a quegli stessi “clandestini” che braccava per mestiere.
    la Questura di Milano intervervenuta per insabbiare il tutto e tentare di coprire l’enorme cloaca dove essa stessa galleggia, sceglie di scaricare l’ispettore scomodo, come si fa con una mela marcia fatta rotolare giù dal banchetto per allontanare i riflettori dalla tavola imbandita.

    Ma gratta gratta e’ la vernice umanitaria con cui i gestori del CIE hanno per anni tentato di tinteggiare le abitudini di casa, che inizia a saltare ad ogni colpo d’unghia. Con essa scolorisce anche la facciata legalitaria e moralista che accompagna la crociata per la sicurezza. I suoi paladini in divisa sono marci come la civiltà che difendono.

    Una civiltà che si nutre di uomini e donne, clandestini e regolari, merce da schiacciare, spolpare e poi evacuare dai propri confini quando inservibile. I cie ultima frontiera prima dell’espulsione funzionano come minaccia verso chi ha i documenti, affinchè sia sempre schiavo, e come ultimo guadagno sul corpo di chi poi, non servirà più. Ecco quindi che vi si accalcano speculatori in grembiule, toga o divisa e approfittatori di ogni risma.

    Quella dell’ispettore Vittorio Addesso e dei suoi appetiti sessuali, quella dell’Ispettore Mauro, sono storie comuni di funzionari, di fedeli servitori dello Stato all’altezza dei loro tempi. Si barcamenano come possono, tra problemi di sesso e problemi di soldi.
    Cercano di guadagnarci, là dove ne intravedono l’opportunità.
    Lucrando su quell’umanità in eccesso che sono chiamati a controllare.
    Non sono mele marce, singoli individui che hanno sbagliato (e che fino a ieri sono stati coperti dai colleghi) ma sono l’espressione vivente di chi sa che si può fare.
    Si spingono solo un po’ più in là di quelli che gestiscono il lager giusto per portare a casa lo stipendio. Di tutti quelli che dicono solo di obbedire agli ordini.

    Razzismo, potere, denaro dettano la condotta della loro esistenza.
    La loro etica individuale non è diversa da quella degli apparati per cui lavorano, né da quella della maggior parte dei cittadini che abitano la feroce normalità metropolitana della fortezza Europa.
    Non è un problema di mele marce.
    In fondo il personale di polizia di stanza nel Centro di via Corelli è perfettamente integrato nei valori della civiltà che difende.

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