Manfredi Mangano, una nuova cultura per la Sinistra ? Dobbiamo costruirla insieme !

 

 

 

 

 

 

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una nuova cultura per la Sinistra ? Dobbiamo costruirla insieme !

Salve a tutti ! Sono tornato, dopo la pausa pasquale e post-elettorale, e come promesso non ho intenzione di lasciar morire questo blog, tutt’altro.
Proprio pochi giorni fa, Elisabetta (la mia ragazza N.d.A) ha comprato un libro sulla storia del Partito Socialista Italiano, e iniziata la lettura si è trovata a leggere di come siamo nati, nella Sala Sivori a Genova 118 anni fa, dando inizio a quella che fu una vera e propria storia di “apostolato laico”.

La domanda sorge spontanea, e infatti la mia dolce metà me l’ha fatta quasi istantaneamente: ma che è rimasto oggi, di quello spirito, non solo nel Partito in cui militi, ma in tutta la Sinistra italiana ? Una provocazione, forse, ma tremendamente attuale, perchè effettivamente il primo problema di cui si è discusso, dopo queste elezioni regionali andate di certo bene nelle nostre Marche, ma non così tanto altrove, è stato quello di un possibile “volto nuovo” per il centrosinistra (il terzo in tre anni ? Abbiate pietà!), unito all’ampiezza della coalizione (Comunisti sì o comunisti no ? UDC sì o UDC no ? e così via).

Discorsi meramente politicisti, con il loro indubbio fondamento per carità, ma che non rispondono alla prima esigenza della nostra Sinistra: falliti i partiti di massa novecenteschi, dal PCI al PSI alla DC, fallito il modello veltroniano del partito liquido, cambiato drasticamente il mondo … ch’addafà la Sinistra per tornare al governare ?

La prima risposta che penso dovremo porci è : CHI VOGLIAMO RAPPRESENTARE ?

Di per me, io continuo a considerare valida la distinzione di Bobbio Norberto, una delle autorità italiane della scienza politica, su cosa sia la destra e cosa la sinistra. La Sinistra dovrebbe essere la forza che più tende a difendere l’eguagilanza, sociale, economica e culturale. La destra quella che invece propone soluzioni più verticali, che siano messe in termini di “darwinismo sociale” liberista (solo i più forti sopravvivono) o in senso gerarchico, tradizionalista / religioso, o addirittura autoritario.

Di conseguenza, non credo che debba mutare il bacino di persone che vogliamo rappresentare: si tratta di tutti i ceti svantaggiati dall’attuale società, che dobbiamo almeno provare a promuovere in un’ottica di maggiore equità.

Ma quali sono oggi i ceti svantaggiati, e come è possibile coinvolgerli, dopo che il trionfo dell’individuo-consumatore

ha sgretolato le vecchie appartenenze di classe, e dopo che la globalizzazione dell’economia ha permesso al “Capitale”; alle risorse economiche, di muoversi dove vogliono, senza troppo preoccuparsi dell’opinione di chi lavora ?

Personalmente, credo che il nostro sistema politico si sia andato strutturando, con l’ascesa di Berlusconi, su due opposte visioni del Paese:

-I ceti imprenditoriali, nel 1994, venivano da un lungo periodo di sottomissione a partiti politici di centro, o addirittura di centrosinistra, come lo stesso PSI, che li imbrigliavano in un sistema protetto grazie alla spesa pubblica che sosteneva consumi e produzione, chiedendo in cambio regalie e aiuto clientelare. Il crollo di tutta la baracca fece emergere prepotente la voglia di “fare da sè” e di scrollarsi di dosso queste incrostazioni: la prima manifestazione di questo processo è stato ovviamente il secessionismo leghista, seguito dal “Nuovo Miracolo Italiano” di Berlusconi.

– Una parte dei ceti popolari, quelli che venivano dal PCI e che poi si incontrarono con un pezzo della DC, veniva invece da una lunghissima storia di esclusione dal potere nazionale (ma non da quello locale), vissuta con una vera e propria mitologia dell’essere “diversi” dal resto dal Paese, visto come arretrato se non medievale.

Tuttavia, arrivato al potere, il blocco sociale che sosteneva Berlusconi come “Thatcher all’amatriciana”, uomo delle tasse basse, del libero licenziamento, della concorrenza e così via, si è reso conto che … non gli conveniva una politica così ! Abituati da anni a vivere di incentivi, rottamazioni auto, cassa integrazioni e aiuti vari, doversi confrontare con economie come quella tedesca sul grande mercato mondiale senza l’aiuto offerto da strumenti come una moneta facilmente “sputtanabile” onde rendere più economiche le nostre merci, non era certo la prospettiva più rosea per molti imprenditori: non è un caso che le nostre imprese abbiano il tasso di ricerca e innovazione più basso del mondo occidentale, non sviluppino sinergie con le università, e come strategie di concorrenza puntino sui salari più bassi possibili, anzichè sulla qualità !
Da qui inizia la lunga marcia della destra italiana, dal liberismo a una concezione conservatrice, protezionista, anche un pò xenofoba, che le ha permesso negli anni di ottenere il consenso maggioritario anche di un mondo del lavoro sempre più spaesato. E perchè si è arrivati a questo ?

Perchè arrivata al potere la sinistra, è successo il contrario: di fronte agli immensi problemi del Paese, forse prigionieri della vecchia idea di Marx che solo i paesi avanzati possono fare le rivoluzioni, i dirigenti della nostra sinistra hanno deciso che prima di “fare come la Svezia”, bisognava diventare un pò più moderni. E per farlo, semplificando molto, hanno puntato tutto su tre cose: l’Europa come orizzonte salvifico, la rispettabilità presso gli imprenditori e le banche come strategia, i “diritti civili” come sostituto del vecchio programma rivoluzionario.
Pensare all’Europa come all’unica nostra chance di salvezza è stato all’inizio un processo positivo, ci ha dato l’Euro, conti almeno un pò in ordine e il primo sforzo nazionale condiviso da lungo tempo.

Ma oramai, dire che l’Europa è avanti e noi indietro non solo è una comoda via di fuga per spiegare le nostre sconfitte, ma è pure sbagliato: l’Europa, e Sarkono-Sarkozy lo dimostra, ci assomiglia sempre di più, in peggio !

La rispettabilità presso banche e imprenditori, anche incoraggiata dalla mentalità degli anni ’90, l’Ulivo Mondiale, Clinton e compagnia bella, ha portato il centrosinistra a privatizzare tutto il privatizzabile, nel tentativo parossistico di far dimenticare al paese e al mondo la provenienza dal PCI di molti suoi uomini per essere più credibili e spendibili sui mass media. Il risultato, combinato con la metamorfosi della destra di cui sopra, si è svelato in tutta la sua devastante pesantezza in combinazione coll’ultimo fattore.

Venute meno le speranze di rinnovare radicalmente la distribuzione della ricchezza, sopratutto da parte dell’estrema sinistra si è sostituito il vecchio vangelo rivoluzionario con una enfasi ossessiva sulla polemica con la Chiesa e sui diritti civili, dai glbt ai migranti, sacrosanta e necessaria per una civiltà avanzata, ma che è diventata l’unico discrimine della politica. Il disastro è stato, però, che la necessità di contrastare il berlusconismo e l’alleanza coi poteri forti avevano intanto costretto la sinistra a venire a patti con esponenti politici conservatori, fino a farci un nuovo partito, il Partito Democratico: e chiaramente, quando l’unica cosa di cui riesci a parlare, per poterti distinguere, sono i matrimoni omosessuali, è chiaro che se ti tieni dei democristiani dentro casa finirai per litigarci.

Detto fatto, da due anni la sinistra del PD e la sua “destra” continuano a litigare sui diritti civili, al punto da non riuscire a definire cosa sia, quale cultura politica esprima, il Partito Democratico, in un dibattito che non appassiona nessuno, e che giocoforza ha portato i ceti popolari a guardare verso destra: una destra che, in un momento di crisi, ha fatto un’offerta molto semplice. “Tu hai poco, l’immigrato potrebbe farti concorrenza, se ci aiuti a cacciarlo via noi quel poco che hai te lo garantiamo”. Una logica falsa, pericolosa e che nasconde ai lavoratori i veri protagonisti dello sfruttamento: ma che funzionato.

Oggi, abbiamo un grande problema, ma anche una opportunità storica. Il grande problema è che il centrosinistra è a pezzi, non sa che pesci pigliare e nel suo frenetico tentativo di tenere assieme pulsioni radical-chic e rispettabilità “col centro”, è una specie di schizoide senza psicofarmaci.
L’opportunità storica è riassunta dalla vittoria del compagno Vendola in Puglia: in una regione agricola, del profondo Sud, con forti interessi economici locali e una altrettanto forte religiosità popolare, a pochi chilometri dalla costa albanese, ha vinto le elezioni un omosessuale dichiarato, cattolico praticante ma favorevole a ogni estensione immaginabile dei diritti civili.

E perchè ce l’ha fatta ? Io un’idea ce l’ho, ha vinto grazie al modo e alle persone con cui ha parlato. Vendola in televisione fa pena. E’ troppo “meridionale” per arrivare al punto e bucare il video, gesticola, poeteggia e così via. Ma sul territorio batte ogni villaggio sperduto, fa comizi fantastici, fa sognare la gente, e sopratutto la organizza. La organizza sui problemi quotidiani, con le sue Fabbriche, facendola partecipare direttamente: riesce a inserirla in una Storia che parte dai nostri casini di tutti i giorni, e da lì può tranquillamente arrivare a parlare di coppie di fatto o diritti degli immigrati. Perchè è costruita in un modo tale da non escludere una tematica a favore di altre, ma anzi di farci capire che il Lavoro è il Primo dei Diritti Civili, e che regolare le Coppie di Fatto non è una fissa da radical-chic, ma un fatto di basilare giustizia sociale che permette di ricostruire dei legami familiari, sociali, di amicizia, di collaborazione e solidarietà, che vengono quotidianamente distrutti dalla precarietà.

Anche Vendola ha un problema, però: ad oggi, è a capo di un piccolo partito, somma di reduci di quattro scissioni da altri piccoli partiti. Il suo carisma non basta a cambiare la sinistra italiana, e di certo il suo apparato di sostegno non lo può aiutare più di tanto. C’è bisogno di costruire un progetto, di cosa la sinistra sia, di cosa voglia essere, e di cosa voglia fare in questo Paese, a partire dai suoi bisogni.

E’ quello che, in piccolo e col Vostro aiuto, vorrei provare a realizzare qui a Fabriano. Partiamo da questo blog, incontriamoci in piazza, potremmo anche creare una Associazione: ma la cosa fondamentale è chiederci “Chi siamo, Dove Vogliamo Andare, Cosa Vogliamo, Per Chi lo Vogliamo”.

Non sono domande facili, ma sono sicuro che potremo rispondervi assieme ! Ovviamente, iniziamo a discuterne qui e su manfredimangano.splinder.com ! 😉

Manfredi Mangano, una nuova cultura per la Sinistra ? Dobbiamo costruirla insieme !ultima modifica: 2010-04-08T16:34:43+02:00da mangano1
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