Attilio Mangano, La questione della democrazia

La questione della democrazia, vecchia, anzi vecchissima

Non voglio farla lunga perché potrei partire dalla democrazia ateniese ma te la risparmio. Partiamo pure dalla  ottocentesca distinzione fra liberali e democratici, i primi fautori di parlamento, divisione dei poteri etc e i secondi fautori del principio di eguaglianza, introducendo quel DI PIU’ che porta non a criticare la democrazia ma a sostanziarla., come si suole dire. Da qui la distinzione tra democrazia formale e sostanziale, in cui il termine formale subisce un discredito. Ma in realtà quando oggi gli scienziati della politica distinguono fra POLICY e POLITICS  è la prosecuzione del discorso, due livelli della politica, quello amministrativo e quello generale.Solo che il primo dei due livelli non è screditato, è più semplicemente riconosciuto nella sua autonomia specifica. Diciamo comunque che tutta la tradizione di critica della forma in nome della sostanza  fonda il filone della democrazia radicale, alternativa, dal basso etc. E’ noto che il pasticcio marxiano ( la teoria politica della dittatura del proletariato come fase specifica, con valutazione positiva della dittatura  e sostituzione di classe dominante) paga il suo debito alla tradizione di cui è  figlio e rivela le sue debolezze di fondo, la pochezza del modello produrrà i suoi tremendi inconvenienti ma  ci si può sempre appellare al Marx più giovane e alla critica del CIELO DELLA POLITICA, con la distinzione fra cielo e terra, il filone della CRITICA DELLA POLITICA. Esso consente un riavvicinamento al modello antipolitico dell’odiato Bakunin e può in tal senso inaugurare una linea di ricerca che congiunga critica della politica e critica della democrazia.  In parole semplici si può riconoscere una distinzione fra due modelli, democrazia di tipo parlamentare e democrazia diretta, autogoverno e simili. Mentre in Unione Sovietica la forma del soviet  va incontro alle sue contraddizioni proprio per la difficoltà di definirsi in rapporto allo Stato, il soviet deve essere autonomo dallo Stato  o essere organo dello Stato, che è comunque proletario?  La tragedia di Kronstadt segna per la prima volta la portata di un problema che  rivela fino in fondo la crisi del modello e svela di che lacrime grondi e di che sangue. Lo stalinismo viene dopo, il problema è già esploso, lo stalinismo lo renderà eterno. Ci vorranno cinquant’anni e oltre per riconoscere che il modello ha bisogno di correttivi, ci vorrà la rivoluzione culturale proletaria di Mao per indicare che comunque il problema è un altro, come rendere permanente nella “ società civile” il conflitto e la critica, la trasformazione e
il superamento del  ceto politico nella sua separatezza sociale e nel suo monopolio di potere.  Al tempo stesso il secondo problema che si viene affiancando riguarda la rousseiana  VOLONTA’ GENERALE : nel momento in cui il soggetto collettivo, vedi assemblea, soviet, consiglio, è un corpo unitario il problema SEMBRA non esistere, esso è sovrano e unico. Ma appena dieci persone dicono di non essere d’accordo che si fa?COME si riconosce in modo sostanziale e formale il  problema? E’ il problema classico della minoranza ed è anche il problema dell’altro, la differenza, la diversità. Ogni teoria realistica che mette al primo posto il dominio se lo trova di fronte perché anche quando si è svelato il trucco per cui lo stato non è neutrale ma espressione della classe dominante basterà davvero sostituire una classe dominante con una nuova classe dominante? Qui il caro vecchio Bakunin  soccorre e rivela la miseria del tutto.
La nuova sinistra nasce sapendo che questi sono i problemi ma non sa risolverli.  Fin dai primi documenti dell’ SDS americano la democrazia alternativa di base e radicale  arriva nel migliore dei casi a teorizzare il prolungamento dell’esperienza diretta e a interrogarsi sul problema: la democrazia diversa è un contro-potere ? e come deve opporsi e sostituirsi al potere stesso? Tutta la storia che arriva a oggi ipotizza sia pure in modo non lineare
lo schema della controsocietà mettendo tra parentesi il  problema se essa sia o possa diventare una COMUNITA’.
La cultura della nuova sinistra mette insieme questi elementi coniugando  il Marcuse dell’ Uomo a una Dimensione  il Mao della Rivoluzione Culturale  e il modello  dei controcorsi universitari, dei cub e dei consigli.  Merito e limite di Marcuse stesso è  la formula della dimensione unica, la critica della democrazia come totalitarismo essa stessa. Naturalmente Marcuse, americano fino al buco del culo e agente della Cia
Per la lotta al totalitarismo  nazista e comunista, conosce bene
Il marxismo stesso ( soviet marxism) e lo demolisce , né si sognerebbe di pensare che vada abbattuta la democrazia politica. La sua è una  critica, diremmo oggi, della politica spettacolo e del sistema militare industriale, coniugata con le marxiane teoria della alienazione e del feticismo della merce.  Non sarebbe onesto attribuire a lui una identità fra democrazia e totalitarismo. Egli comunque  viene letto con i filtri di altre tradizioni, a partire da quella comunista, e il pasticcio che ne discende è enorme.  Il problema rimane: Marcuse avrebbe convenuto con la Arendt sull’ equiparazione nazismo-comunismo come regimi specifici e totalitari del secolo? Credo proprio di si.  Anche a riconoscere in tutto o in parte  la forza di una critica dei rischi di totalitarismo impliciti a loro volta in una democrazia  non ne avrebbe fatto discendere  mai che la democrazia americana fosse simile al nazi-comunismo.
( prima puntata)

Attilio Mangano, La questione della democraziaultima modifica: 2009-07-12T15:31:54+02:00da mangano1
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