Attilio Mangano,Dixi et salvavi animam meam

risposta a Marco Grispigni

1. Stando a numerose testimonianze attendibili sembra proprio che nel periodo stesso della campagna elettorale, chiamiamola cosi,sia emersa una sensibilità e una attenzione particolare, come se di colpo si fosse presentato un evento-occasione che richiamava l’attenzione di milioni di persone in un modo inatteso.

2. Anche se è difficile davvero sapere con chiarezza i dati elettorali è assai probabile che la maggioranza degli iraniani abbia votato per
Ahmadinejad, è lecito ritenere che l’opposizione non ce l’ha fatta. Ma allora perchè è scattata la campagna di protesta e di denuncia dei brogli? L’ipotesi che si sia trattato di operazioni destabilizzanti messe in moto al tempo stesso da accordi più o meno segreti fra opposizione, servizi segreti di varie nazioni e media internazionali, non esclude in ogni caso che la maggior parte delle persone che si sono mobilitate lo abbia fatto autonomamente, senza ricatti, prezzolamenti vari etc. Anche qui quindi qualcosa è scappata di mano, è nato un movimento di protesta che ha vissuto come pretesto simbolico la questione dei brogli ed è sceso in campo alla ricerca di un buon motivo per contrastare il regime.

3. D’altronde la presenza di azioni e complotti, che non va mai negata per principio, non è sufficiente a spiegare le ragioni di una protesta di massa ,fin dai tempi della rivoluzione francese e della tesi del complotto della massoneria gli storici si misurano col fatto che rivoluzioni, mobilitazioni di massa, proteste esplodono perchè ci sono ragioni più profonde. Per arrivare a episodi più recenti dal 1956 ungherese alla storia di Praga a quella di piazza Tienammen a Pechino la presenza, anche quando è davvero provata, di agenti e sobillatori non spiega niente rispetto al fatto che in Ungheria si formarono i consigli di fabbrica, a Praga si uccise Jan Palach, a Pechino decine di migliaia di persone decisero di andare incontro alla morte. Non saremmo nemmeno noi storici ” di sinistra”, più o meno di formazione marxisteggiante,se non riconoscessimo questo abc.

4. Il problema che si presenta investe in vario modo quelle che sono state chiamate rivoluzioni di velluto. Senza voler per forza tornare a Gramsci e alla storica distinzione per cui la debolezza di stato e società civile consente l’esplodere di ” rivoluzioni” come quella sovietica mentre la complessità degli intrecci altrove pone il problema dell’egemonia, dell’occupazione delle case matte etc., si può affermare che questo tipo di rivoluzioni ( non violente, si badi, non è un fatto secondario ma decisivo, è un modello strategico, è anche una nuova cultura politica in formazione) nascono dentro un tallone d’Achille reale, dentro un punto debole strutturale, non in virtù di complotti. Anche la tesi di finanziamenti forti e sostanziosi per far nascere gruppi, associazioni, movimenti non spiega perchè essi attecchiscono , si ramificano,si collegano e vanno avanti. Se in Italia si sostenesse che il movimento dell’Onda è finanziato da potenze straniere e servizi segreti credo che molti si metterebbero a ridere.

5. Forse ricordi nostre discussioni precedenti, per farla breve torno indietro di alcuni anni, quando avevo scritto a proposito del ” colore viola” sostenendo che eravamo entrati in una nuova congiuntura storica. Cito testualmente.

“Il 2005 é iniziato all’insegna di tre elezioni democratiche( in Ucraina, in Palestina, in Iraq) che sembrano indicare una svolta in corso: per i popoli che scelgono con la democrazia di cambiare, i soggetti che scoprono di “contare” – una testa,un voto, il mondo che guarda con ammirazione la volontà di cambiamento. Netta é la sensazione di essere in presenza di
eventi di rilievo che fanno scoprire il
volto “rivoluzionario” della democrazia e della “società civile” al di là di chi pensava a una loro esportazione militare. Ma la difficoltà
di comprendere l’insieme delle cose
nasce anche dalle tante resistenze che la cultura di sinistra incontra in se stessa e nel suo immaginario politico. Si può discutere di democrazia e della sua lezione? Per questo siamo qui. Il fatto che queste democrazie siano nate ” sotto protezione” non é certo esente da rischi di protettorati futuri, il fatto che le democrazie di solito non si facciano la guerra tra loro indica lo spazio di una trasformazione e di una politica di pace che ha implicazioni positive anche per i modelli culturali globali e per chi pensa che un mondo diverso é possibile.”

Per il momento mi fermo qui perchè non voglio bombardare nessuno nè fare la parte del rompi.
Dixi et salvavi animam meam.

Attilio

Attilio Mangano,Dixi et salvavi animam meamultima modifica: 2009-06-28T12:26:15+02:00da mangano1
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