Carlo Gambescia. Slavoj Žižek, In difesa della cause perse

di Carlo Gambescia – 18/06/2009
Il libro della settimana: Slavoj Žižek, In difesa della cause perse. Materiali per la rivoluzione globale, Ponte alle Grazie, Milano 2009, pp. 640, euro 26,00 – www.ponteallegrazie.it
Slavoj Žižek è un marxista post-moderno? No, perché la sua visione del potere è molto realista e non “liquida”, per usare un termine alla moda. Allora è un marxista classico che vivacchia sull’onda sempre più corta di Marx ed Engels? No, perché non ha alcuna fiducia nella scienza e nei determinismi conoscitivi. Forse il suo pensiero può essere ricondotto a Lenin? Ancora no, perché il barbuto filosofo sloveno ha letto troppo Lacan e, in ultima istanza, al potere degli uomini preferisce quello della parola. Ma fino a un certo punto come vedremo.
In realtà, Žižek è il prototipo dell’ intellettuale sciamano, che rischia di scatenare forze incontrollabili : filosoficamente indefinibile ma capace di evocare, attraverso la “sciamanzia”, l’anima del “trapassato-comunismo”. Insomma, di evocare, partendo dalla realtà di oggi, molto liberamente interpretata (Žižek è un Harry Potter del collage intellettuale), “mondi lontanissimi”, per dirla con il titolo di una classica raccolta anni Ottanta di Battiato.
Ecco lontanissimi e rischiosi. Il suo, infatti, è un comunismo intergalattico, ma con pericolose ricadute sulla Terra, come poi vedremo. E per il lettore i conti intellettuali possono tornare soltanto nel caso in cui condivida i presupposti lacaniani della sua filosofia. E ovviamente la fede nel comunismo, come padre, madre, sorella, eccetera di tutte le ideologie. Altrimenti il rischio è quello di ritrovarsi sul treno sbagliato, senza avere la possibilità di scendere se non dopo seicento pagine, pardon chilometri.
Presupposti lacaniani, dicevamo, che conducono Žižek a sviluppare una specie di psicanalisi della rivoluzione permanente. Come in quest’ultimo libro In difesa della cause perse. Materiali per la rivoluzione globale (Ponte alle Grazie, Milano 2009, pp. 640, euro 26,00).
Dove Žižek difende il comunismo – la causa persa – sulla base dell’esistenza nell’uomo di un sempiterno desiderio lacaniano di “godimento” (la “jouissance”). Un desiderio che può essere soddisfatto solo con la liberazione da quelle costrizioni sociali imposte non tanto ( o non solo) dal “Significante Maestro” (altro termine lacaniano, che sta indicare, semplificando, una specie di Super Io freudiano…), quanto dall’ assenza, per così dire, di “Significanti Maestri” (tradotto: punti di riferimento alternativi…), oggi imposta da un capitalismo capace di colonizzare e dominare monoliticamente, attraverso l’immaginario, la psiche umana. Nulla di nuovo, se non il linguaggio, rispetto alla vulgata francofortese.
Di qui però, secondo Žižek, la difficoltà per il comunismo di conquistare il potere, se non, come lascia intendere, con metodi violenti, o comunque attraverso una rottura rivoluzionaria, sulla cui dinamica però non si pronuncia. Ma soprattutto la necessità, una volta conquistato, di gestirlo con mano ferma nei termini di rivoluzione culturale e politica permanente, capace di imporre al Pianeta Terra attraverso il “terrore” ( Žižek è un ammiratore di Robespierre, Lenin, Stalin, Mao, e ultimamente Chavez)), l’ “eguaglianza” e il necessario equilibrio ecologico. Due mete che designerebbero il cammino di tutta la storia dell’umanità.
Žižek sembra propugnare una specie di comunismo ecologista, fortemente centralizzato e affidato a un capo carismatico (si vedano le pagine elogiative dedicate al carisma di Chavez), capace, attraverso decisioni non democratiche, di realizzare la democrazia. Sulla cui articolazione futura il filosofo sloveno però non si diffonde; mostrando così di non saper controllare le forze da lui evocate.
Per usare una metafora che a lui piacerebbe, Žižek si sente il comandante unico in pectore dell’Enterprise-Comunismo: si vedano, ad esempio, le pagine in cui polemizza duramente con Negri e gli altri dottor Spock del fantacomunismo, inclusi quei lacaniani che non la pensano come lui. Un viaggio intellettuale e politico che sulla scia del conflitto hegeliano tra idea e concetto, recepito da filosofo sloveno, rischia di però di avere una durata sicuramente più lunga della saga di Star Trek. Ed esiti sicuramente disastrosi.
Ovviamente abbiamo semplificato 600 chilometri, pardon pagine, di non sempre facile lettura, questa volta, complicate anche dall’apporto linguistico e concettuale di Alain Badiou, altro sciamano, mai completamente guarito dal maoismo, verso il quale Žižek mostra, da vice-sciamano, grande rispetto e amicizia (al punto di dedicargli il libro).
Quel che va assolutamente rilevato è che Žižek, come tutti gli sciamani, quando dalla teoria passa alla prassi politica, nel senso di fare esempi con nomi e cognomi, se ne esce con affermazioni del genere:
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“Uno degli argomenti di coloro che insistono che fu il comunismo, e non il fascismo, la vera catastrofe etico-politica del ventesimo secolo, si basa sul fatto che in tutta la Germania nazista c’erano solo 25.000 poliziotti segreti della Gestapo per il controllo delle popolazione, mentre la solo piccola DDR impiegò 100.000 poliziotti segreti per controllare una popolazione molto meno numerosa – chiara prova della natura molto più oppressiva del regime comunista. E se, invece, si leggesse questo fatto in modo diverso? Furono necessari meno agenti della Gestapo perché la popolazione tedesca era molto più corrotta moralmente dal sostegno al regime nazista (e dunque collaborò con il regime) rispetto alla popolazione della DDR. Perché la popolazione della DDR resistette molto di più? La riposta è paradossale: il fatto non è che il popolo mantenne semplicemente la sua indipendenza etica, al punto che il regime era alienato dalla ‘vita etica sostanziale’ della maggioranza; al contrario, la resistenza era un indizio del successo dell’ideologia dominante. Nella loro resistenza al regime comunista, le persone si basavano sulla stessa ideologia ufficiale che spesso contraddiceva sfacciatamente la realtà: la libertà reale, solidarietà sociale, vera democrazia…” (p. 324).
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Giusto. Infatti, al comunismo ufficiale, dopo la caduta, il popolo della DDR ne ha sostituito un altro, in nome dei veri ideali comunisti… Ecco questo è Žižek, il filosofo sciamano.
A chi piace il genere, si accomodi pure.
Carlo Gambescia. Slavoj Žižek, In difesa della cause perseultima modifica: 2009-06-19T11:33:28+02:00da mangano1
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