CSEO, Stalinismo di frontiera

Stalinismo di frontiera
Colonizzazione agricola, sterminio dei nomadi e costruzione statale in Asia Centrale

Mercoledi 27 maggio 2009, alle 17,30, a Trento, nella Sala degli Affreschi della Biblioteca comunale (Via Roma 55) il Centro Studi sulla Storia dell’Europa Orientale organizza l’incontro-dibattito Stalinismo di frontiera. Intervengono Giovanni Bensi e Niccolò Pianciola. Introduce Fernando Orlandi.
 
Il Kazakhstan, uno stato grande nove volte l’Italia e al centro della geopolitica dell’Eurasia contemporanea, con i suoi giacimenti di idrocarburi in cui anche imprese italiane hanno parte attiva, è stato trasformato profondamente dal colonialismo russo e dal settantennio sovietico. Prima colonizzato da centinaia di migliaia di contadini slavi durante l’Impero zarista, fu sottoposto alle politiche staliniane di “modernizzazione dall’alto”, quando in Asia centrale i popoli nomadi furono sottoposti a processi di “sedentarizzazione” guidata dallo Stato e di trasformazione culturale violenta. Allo stesso tempo però lo stato sovietico agì come “incubatrice di nazioni” e consolidò con successo una nazione kazaco-sovietica dotata di un territorio amministrativo che divenne stato indipendente nel 1991.
 
Il libro di cui parleremo con l’autore, Stalinismo di frontiera. Colonizzazione agricola, sterminio dei nomadi e costruzione statale in Asia Centrale (1905-1936), frutto di anni di ricerche negli archivi ex-sovietici di Russia, Kazakhstan e Uzbekistan, affronta il periodo cruciale per la formazione dell’Asia Centrale odierna. Nel trentennio che separa la rivoluzione del 1905 e le riforme agrarie di Stolypin dalla definitiva creazione del Kazakhstan come Repubblica Socialista Sovietica (1936), l’Asia Centrale fu attraversata da politiche colonizzatrici, da conflitti sanguinosi tra coloni e popolazioni autoctone, da parziali decolonizzazioni guidate dai bolscevichi, e dalla costruzione delle nazioni centroasiatiche. Le politiche economiche staliniane degli anni Trenta provocarono una spaventosa carestia, contemporanea a quella in Ucraina, che causò la morte di più di un terzo della popolazione kazaca. I nomadi kazachi soffrirono dunque più di ogni altra popolazione sovietica la “rivoluzione dall’alto” staliniana.
 
La nostra discussione verterà su alcune questioni affrontate nel lavoro di Pianciola. Quale fu l’importanza dell’eredità del colonialismo zarista in Asia centrale per le politiche di Lenin e Stalin? Che ruolo giocò la presenza di una vasta popolazione di contadini slavi, immigrati nella steppa centroasiatica negli ultimi decenni dello zarismo, nella tragedia kazaca? Come interagirono le politiche sovietiche delle nazionalità e le politiche economiche staliniane in Asia centrale?
 
Queste domande ruotano intorno al problema della natura ambigua dello Stato sovietico in Asia, un potere in parte neocoloniale e in parte decolonizzatore, e hanno una diretta rilevanza per capire la situazione odierna dell’importante stato eurasiatico, ancora popolato per metà da popolazioni non kazache, discendenti di coloro che arrivarono nelle steppe a causa delle politiche zariste e staliniane.
 
 
Niccolò Pianciola si è formato alle Università di Torino, Napoli e Harvard e insegna Storia dell’Europa orientale all’Università di Trento.
 
Stalinismo di frontiera. Colonizzazione agricola, sterminio dei nomadi e costruzione statale in Asia Centrale (1905-1936), di Niccolò Pianciola, è pubblicato da Viella (pp. 548, euro 40).
 

CSEO, Stalinismo di frontieraultima modifica: 2009-05-22T21:46:04+02:00da mangano1
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