Gius.Bailone, Aristotele, economia e crematistica

. 16 ARISTOTELE: ECONOMIA E CREMATISTICA

Economia significa per Aristotele amministrazione della casa (oikos).
Il capofamiglia ha il dovere di governare bene la casa, produrre ricchezza e orientare la famiglia verso una vita buona.
Aristotele chiama crematistica l’arte di produrre risorse, ricchezze (cremata).
Quando la crematistica si pratica sotto il governo dell’economia è buona; quando si rende autonoma e fa della ricchezza il proprio fine degenera.
La ricchezza è un mezzo, non il fine della vita umana.
Alla crematistica spetta la produzione dei beni, all’economia il loro uso.
La crematistica è parte dell’economia, deve essere subordinata ad essa.
Produrre ricchezza è necessario per il bene della casa, fare della produzione della ricchezza il proprio fine, lo scopo della propria vita, è contro natura.
Ci sono tanti modi di produrre le risorse necessarie:
“I più pigri sono nomadi: vivono nell’ozio e traggono senza fatica il loro sostentamento dagli animali domestici … altri vivono della caccia … alcuni traggono il loro cibo dal latrocinio, altri dalla pesca (quelli che abitano presso laghi, paludi, fiumi o qualche mare pescoso), altri ancora si procurano uccelli o animali selvatici. La maggior parte degli uomini però trae il sostentamento dalla terra e dalle piante coltivate”.
La natura assicura agli uomini la possibilità di sopravvivenza.
Infatti “le piante esistono in vista degli animali e gli altri animali in vista dell’uomo, gli animali domestici in quanto servono all’uso e al nutrimento e i selvatici, se non tutti, almeno la maggior parte, in quanto servono a fornire cibo e ad altri usi, come materiali per vesti e altri strumenti. Se dunque la natura non fa nulla d’inutile né d’imperfetto, è necessario che abbia fatto tutte queste cose in vista dell’uomo”.
Aristotele non ha dubbi: la natura è per l’uomo!
Tuttavia l’uomo non deve perdere la testa nell’acquisizione delle risorse.
“La quantità di mezzi sufficienti per una vita buona non è infinita, nonostante ciò che dice Solone:
«nessun chiaro confine di ricchezza vi è per gli uomini».
Infatti un confine è stabilito in questo caso come per tutte le altre arti, dal momento che nessuno strumento di nessuna arte è illimitato per numero e per grandezza, e la ricchezza è l’insieme degli strumenti dell’economia e della politica”.
Se la ricchezza non ha limiti, l’arte di amministrare bene la casa, l’economia, li determina mirando al fine della vita buona.
Siamo molto lontano dalla moderna concezione dell’economia.
Siamo molto lontani anche dall’utopia di Marx che mira alla soddisfazione dei bisogni di tutti contando sulle possibilità di tutti.
Per Aristotele ci vuole un limite, che va individuato dall’economia in vista del vivere bene. Ai bisogni occorre un freno e le possibilità umane non vanno sfruttate senza limiti. Ci vuole arte, l’arte di viver bene, l’economia.
Quando la ricchezza viene sottratta alla sua funzione strumentale e diventa il fine dell’attività umana, “quando non c’è più limite alla ricchezza e all’acquisto della proprietà, si ha quella che si chiama crematistica nel senso più forte”.
Se la prima crematistica è un modo naturale di acquistare beni, questa deriva piuttosto dall’esperienza e dall’arte.
Di ogni proprietà si può fare un uso proprio, quando ad esempio una scarpa viene calzata, o un uso improprio, quando viene scambiata con altri prodotti.
Infatti, “la calzatura non è stata fatta per essere scambiata”.
Per Aristotele il lavoro produce beni di consumo non merci: i suoi prodotti sono destinati in primo luogo all’uso, non allo scambio.
Lo scambio non avviene all’interno della famiglia, perché in essa tutte le cose sono in comune, ma solo nelle forme di comunità più estese.
Lo scambio elementare e tra i barbari avviene per baratto.
Questo scambio “non è innaturale in quanto è volto a soddisfare le condizioni naturali dell’autosufficienza; ma logicamente da questo tipo di scambio è derivata la crematistica”.
Per facilitare gli scambi entra in uso la moneta e si sviluppa l’arte di aumentare il guadagno attraverso lo scambio.
Lavoro e commercio devono essere subordinati all’economia e alla politica, cioè alla buona amministrazione della casa e della polis.
Quando, invece, le attività umane, produttive e commerciali, ma anche il fare la guerra o la medicina, non sono più rivolte al loro fine, ma sono praticate per produrre ricchezza, cresce la crematistica non necessaria e degenerata.
Il prestito ad interesse per il quale “ben ragionevolmente si nutre odio” è la forma più innaturale di crematistica, perché “trae guadagno dal denaro stesso e non dal fine per cui esso fu inventato”.

Torino 10 gennaio ’09
Giuseppe Bailone

Gius.Bailone, Aristotele, economia e crematisticaultima modifica: 2009-04-30T14:51:07+02:00da mangano1
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