Massimo Parizzi, Attilio o la politica

( cosa farò da grande.8)

MASSIMO PARIZZI, Attilio, o la politica

Era un nome e un cognome, per me. Attilio. Mangano. Un nome e cognome che mi faceva guardare, come dire?, dal basso in alto. Perché era associato a un leader del Sessantotto, e a un leader intellettuale. Perché a sentirlo (l’uomo che lo portava non l’avevo ancora conosciuto) tornavo al Sessantotto: ragazzo e militante di base. Piccolo due volte.
Un giorno andai insieme a Ennio Abate alla Tikkun, quella bella libreria fatta morire, a sentirlo. Non appena pronunciò la parola “immaginar…”, Ennio mi ammiccò: “Oh, adesso comincia…”. Con un sorriso, con uno scatto di allegria che mi parvero, e mi paiono ancora al ricordo, affetto. Il piacere di ritrovare il “solito” Attilio.
Lui parlò dell’immaginario nel Sessantotto. Mi piacque. Ricordo che pensai: “Ecco qualcuno che dice qualcosa”. E quando ebbe finito andai, con il metaforico cappello in mano, a chiedergli se potevo avere il testo dell’intervento. Ne stringeva i fogli e disse “ecco”, dandomeli. Anche questo mi piacque.
Poi – saranno passati dodici, tredici anni – non abbiamo avuto un rapporto stretto. Qualche incontro, qualche telefonata. Più spesso, e-mail. Ci siamo trovato più volte in dissenso: sull’Irak, su Israele per esempio. Soprattutto, io lo sentivo troppo “politico”, troppo storico per me. E lui, credo, sentiva me troppo “psicologico”, come definì un giorno la mia rivista, intendendo, così lo interpretai, troppo di sentimenti, di sensibilità.
Era vero, e continua a esserlo. E proprio per questo, forse, non ci siamo mai persi di vista. Di più: l’ho sempre sentito, e continuo a sentirlo, lì accanto. Come ho sempre sentito lì accanto la politica. Di più: sotto, sopra, dentro. Qualcosa cui innalzarsi; qualcosa da “abbassare”; una spinta che motiva; qualcosa da fecondare. Non un posto dove si possa stare, almeno non senza grande disagio.
Non ho detto che cosa voglio fare da grande? Sì invece. Forse sì. Lo riassumo (aggiungendo qualcosa). Da grande sarò gli altri. Altri saranno me da grande. (È la risposta più allegra, anche se un po’ triste, che, alle soglie dei sessant’anni, mi sento di dare. E farò politica, finalmente, da grande. Quando la politica sarà, essa stessa, grande. Adesso non lo è. Adesso si occupa troppo di politica.
Il “piccolo” del mondo e della vita – le singole esistenze, i bisogni e i desideri, i piaceri e le sofferenze, i sentimenti e le sensibilità – non l’ha ancora abbastanza fecondata, la politica, da farla diventare grande. E, a sua volta, il piccolo del mondo e della vita non è ancora stato preso, tenuto abbastanza in braccio, abbastanza nutrito, allevato dalla politica, da diventare grande. È ancora piccolo. Così io non posso che fare il piccolo. Farò il grande da grande.

Massimo Parizzi, Attilio o la politicaultima modifica: 2009-03-31T21:54:08+02:00da mangano1
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento