attilio mangano, Per capire dove stiamo andando

( cosa farò da grande,15)

Attilio Mangano, Per capire ( dove stiamo andando)

PER CAPIRE DOVE STIAMO ANDANDO: nuovi strumenti di analisi, revisione, altro?

Non credo di essere il solo che si chiede cosa succede oggi dentro quello che chiamiamo CRISI , nei processi molecolari della società, nella percezione stessa del problema, nelle trasformazioni in corso di cui sappiamo solo  quello che ci viene raccontato dai media.
Io stesso provo intanto a raccontare i piccoli episodi che capitano davanti ai miei occhi, ben sapendo che  sono solo dei segnali, dei sintomi, non  una spiegazione. Il fornaio mi racconta  che la gente compra di meno e  che lui stesso dopo aver sentito in televisione Berlusconi che invitava le banche a finanziare e a fare prestiti è andato nella sua banca ma il direttore gli ha risposto che Berlusconi può dire quello che vuole ma lui può solo rispondere ” marameo” alle sue riichieste. Il barbiere mi spiega che i clienti  risparmiano su qualcosa, magari non fanno più lo shampoo, però la cosa che più lo preoccupa è aver visto in centro, accanto al Duomo, un  emigrato che faceva pipì in strada e aver chiesto al vigile di intervenire,senza essere ascoltato. Mi ricordo che a suo tempo anche Oriana Fallaci aveva raccontato una storia simile. Al bar tabacchi, in cui il proprietario è un tipico fascista alla buona, tutto sport e giochi elettronici sempre pronto a parlar male della sinistra, la preoccupazione sul futuro è tangibile, lui stesso è uno che non crede che Berlusconi possa far niente.
Venerdì sera vado in centro a vedere il film di Clint Eastwood, poca gente, barboni che dormono per terra accanto al cinema, un senso di abbandono. Sono solo impressioni, segnali, una specie di silenzioso pensare a se stessi , un misto di insicurezza e di rincorsa al si salvi chi può-
Leggo un  intervista  a Mario Tronti  in cui lo studioso dichiara che .”la realtà è molto più drammatica di come viene percepita. E’ forte la percezione individuale della crisi da parte di chi vive in vicinanza con il mondo dei semplici. Nessuno sta più sicuro sul suo posto di lavoro, si è scavalcato il problema della precarietà di una parte perché essa conquista l’intero mondo del lavoro. La crisi ricade sulla vita quotidiana, nelle case, nelle famiglie, si vive male. Però manca la percezione pubblica, il tema non viene gridato”

.Credo che siano osservazioni veritiere ma al tempo stesso si possono indicare e cercare in giro altri indicatori,questa volta diversi, ha ragione De Rita quando osserva  che in fondo quella che sembrava costituire l’arretratezza storica del nostro paese, le cento città, ognuna con le sue storie e le sue regole, si rivela non più un limite ma un fattore dinamico,  che non consente una generalizzazione interpretativa, ci sono buchi paurosi ma anche zone in nuova  ripresa, in una coesistenza singolarissima, il paesaggio sociale cambia.
Ha ragione Alberoni quando segnala lo strano fenomeno di una espansione dei consumi culturali in giro e anche  altre spinte a produzioni culturali diverse, alla creazione di idee ed esperienze.  C’è spesso intorno a noi una nuova e operosa cultura del ” fare”, di cui  sfuggono i contorni. Ma quello che continua a fare problema  è proprio il fatto che processi  vecchi e nuovi si intrecciano. Accanto a perdite di posti di lavoro, nuovo precariato etc.  c’è una rete di lavoro nero che coinvolge tre milioni  di persone,accanto ai  razzismi striscianti,ai centri di controllo per  espellere gli emigranti c’è una realtà di continuo aumento sotterraneo ma visibile dell’emigrazione stessa,accanto alle microviolenze  e agli stupri , ai bullismi giovanili, agli abusi di droghe e alcool, troviamo  molti  altri aspetti che ci sfuggono, ci si sposa  sempre meno ma in compenso aumentano i  matrimoni misti, nelle scuole tra pochi anni gli studenti di origine stranieri saranno la maggioranza, non so se è bene  o male, so solo che questo è un nuovo meticciato sociale  destinato a produrre mutazioni: non sappiamo ancora niente dei giovani figli di emigrati  di prima generazione, se i processi integrativi in senso antropologico e culturale funzioneranno in qualche modo o se le nevrosi di disadattamento e di isolamento moltiplicheranno bande e gruppi, Saviano ci spiega come funziona Gomorra e  stiamo cominciando a capire che parole come  questione meridionale, mafia  etc non designano le stesse cose, che gli intrecci di economia legale e criminalità li abbiamo sotto casa. E potrei continuare con questo elenco di diversificazioni e contraddizioni che fa saltare le categorie con cui ” a sinistra” si leggevano le cose, il lavoro è cambiato, il paesaggio  lavorativo è frammentato e diffuso,  i sindacati raccolgono e organizzano solo una piccola parte del mondo del lavoro, i processi di socializzazione non sono lineari, non lo sono a scuola e non lo sono nelle parrocchie, il disordine è grande ma non sappiamo  riconoscere al suo interno gli aspetti unificanti e quelli  disgreganti.
Siamo sicuri che quello che sta muovendosi davanti ai nostri occhi sia  solo e tutto una somma di conformismi, microviolenze, razzismi, o non sia invece una trasformazione più complicata per la quale ci mancano le lenti, la chiave di lettura?  La polemica contro un berlusconismo che  minimizza la gravità della crisi inventando nuove armi di ” distrazione di massa” e gestendo paure e insicurezze per moltiplicare un bisogno d’ordine rischia di cadere in nuovi stereotipi interpretativi in cui quella che si chiamava ” sinistra” è sospinta a credere  che si tratti di un trappolone , di un inganno. 
 Esemplare in questo senso  l’articolo di oggi su L’UNITA’  di Concita De Gregorio, intitolato in modo significativo ” La fiaba e la  realtà” -”
“Nel giorno dell`apoteosi del profeta della Terza era della Ricostruzione (nessuno sa quali siano le prime due, forse le avremo più avanti come in Guerre stellari) ogni altra notizia impallidisce. Abbiamo assistito ieri mattina all`incoronazione per acclamazione di un uomo che ha distribuito in pergamena il suo discorso di 15 anni fa – rilegato in un libro fiabesco – e che lo ha ripetuto quasi identico oggi, del tutto incurante di quel che accade nella vita attorno a lui. Un uomo che ignora la realtà: semplicemente la racconta come vorrebbe che fosse. La scuola degli e-book e i pieni poteri al capo. Lui stesso capolista alle Europee, cosa volete che sia se è del tutto evidente che non lascerà Palazzo Chigi per andare a Strasburgo. Una candidatura di bandiera, ha detto sfidando Franceschini a fare altrettanto. Quale bandiera? I voti li prende lui e in Europa ci andrà qualcun altro come del resto è accaduto e accadrà (vedrete Bologna e Firenze) nelle Regioni e nelle città. Tuttavia va detto, lo scriviamo nella cronaca, che non c`è niente di plastificato né di ingigantito -15 anni dopo la fondazione – nel mondo di proseliti, l`Esercito del Bene giusto ieri incaricato con gesto solenne di farsi nel Paese «missionario della libertà». É divenuto nel tempo, il Popolo berlusconiano, un mondo reale di persone reali, un`Italia che ha scelto il posto al sole, quello delle promesse e delle illusioni: un`Italia (come spesso è accaduto nella storia) semplicemente appagata dallo stare con chi vince. Si mescolano così i volti lombrosiani degli antichi camerati di An con quelli incolpevoli dei diciottenni che nel `94 andavano all`asilo, coetanei di Araba Dell`Utri quando seienne manifestava per il mantenimento dei Puffi nelle tv dell`amico di papà. Si confondono i garofani dei socialisti con gli ex dc siciliani oggi autonomisti per convenienza, assessori incaricati di costruire il ponte sullo Stretto e imprenditori ansiosi di realizzarlo, un immenso sottobosco di potere dove si intrecciano interessi bancari e richieste di particine tv, preti ed ex radicali, belle ragazze e vecchie volpi, quarantenni felici di essere missionari in un mondo di villette bifamiliari in Brianza in procinto di avere un vano in più. Berlusconi il profeta annuncia che arriverà al 51 per cento e la folla lo osanna: in assenza di argini non è detto che non gli riesca.  Quanto alla al , proviamo a fare un sunto delle notizie che ieri non hanno trovato posto al Padiglione 8 della fantascientifica scenografia della Fiera di Roma, culla della nuova Era di Silvio Re. Un geometra di 55 anni licenziato da mesi, e incapace di trovare un nuovo lavoro, si è impiccato a Genova lasciando un biglietto di scuse al figlio.) bambini disabili sono in aumento ma non avranno, a scuola, insegnanti di sostegno: la prospettiva è quella di fare «classi del sorriso» separate da quelle dei bimbi «normali». Tipo le differenziali, per chi se le ricorda. In compenso Gelmini e Berlusconi promettono l`e-book: il libro elettronico. Sarà bellissimo vedere i bambini disabili affidati cinque alla volta a un solo disperato maestro studiare sull`e-book. Magistratura democratica ha chiuso a Modena il suo congresso. Un documento di otto pagine, durissimo, chiama alla difesa della Costituzione. Berlusconi dalla Fiera dice di volerla aggiornare, piuttosto. Alleggerire dalle incrostazioni.) magistrati, come sempre, guastano la festa. ”
 
Qualche giorno fa è toccato invece a un filosofo  di razza come Biagio De Giovanni invertire l’ordine del ragionamento  dire che in realtà siamo travolti dalla nebbia e non riusciamo a vedere l’insieme ma solo singole  parti , come quando ci si muove nella foresta.  Il cittadino di sinistra, osserva infatti De Giovanni,ha perduto il senso delle cose, vede oggetti che non sa nominare, si esprime con parole in disuso. Provo a  citare il nostro. Cosa succede dunque quando comincia a capire che il mondo è cambiato e che “per nominare le cose” deve tornare a lezione dalla realtà?
“. Ma che significa che unPaese muta?  Non è facile accorgersene. Significa che mutano gli orizzonti di ideeattraverso i quali quel Paese è interpretato, i sentimenti comuni, i significatidelle relazioni fra le cose. Il cittadino si accorge del mutamento anzitutto perché vede rapporti mutati fra luce e ombra rispetto a quelli che ricordava.Capisce che qualcosa di grosso è avvenuto. Alcune cose sono in un cono d’ombra.La Questione meridionale, scomparsa dal lessico e dall’agenda politica, era ilpezzo forte del suo linguaggio, il “dualismo italiano”, il punto su cui far levaper unificare l’Italia, e ora non c’è più. Il Mezzogiorno sì, c’è, ma le parolecon cui lo si rappresentava non ci sono più  Poi vede disegnarsi contorni sfumati dove una volta erano netti. Netti, come i contorni del racconto mitico. Resistenza, antifascismo, Costituzione. Per carità qualcosa si vede all’orizzonte, eppure tutto appare indistinto.Il posto “antifascismo” (ricordate? La seconda, terza, quarta tappa dellarivoluzione antifascista…) è vuoto, perché si è svuotato quello correlativoche si chiamava fascismo. La Resistenza è lì, ma le linee sono un po’ confuse, le masse una volta distinte di vincitori e di vinti si sono mescolate; nessuno nega che ci sia stata, ma essa non taglia più in modo netto l’orizzonte, e diventa magmatica, non riescepiù a essere il sostegno di tuttoE infine la Costituzione. Quella c’è, ma colonie di formiche (le temute termiti)penetrano nei fogli e ne intaccano i margini. Poi, il cittadino, sorpreso di questo, nota che gli assembramenti sono diventati rari, ciascuno cammina perconto suo frettolosamente, corre verso casa per non perdere la puntata della fiction.Le città sono punteggiate da piccole zone di oscurità e, facendo mentalmente iconti, quel cittadino si ricorda che erano le sedi dei partiti dove si discutevadel mondo.La realtà, insomma, è la stessa: le case, le strade, le piazze; ma nello stessotempo tutto è cambiatoSe il cittadino di sinistra imparerà a muoversi in questa nuova realtà e non cercherà solo di raccogliere i cocci della vecchia, nulla può impedire che eglitorni ad abitare la città reale. Giacché dentro quelle rappresentazioni si addensano nuovi problemi, nuove zone di oscurità dalle quali qualche luce può tornare a farsi vedere.”

Per il momento mi fermo qui, in fin dei conti mi sono limitato a elencare, descrivere, indicare problemi.Dove stiamo andando? 

attilio mangano, Per capire dove stiamo andandoultima modifica: 2009-03-31T22:48:42+02:00da mangano1
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