Verbale dell’incontro di Milano

Resoconto sommario dell’incontro di Milano sul sito Is

Presenti: Attilio Mangano, Franco Toscani, Angelo Gaccione, Federico La Sala, Maria Granati, Nicola Fanizza, Giorgio Morale, Aldo Marchetti, Ennio Abate, Bruno Lanza, Attilio Finetti, Gughi Vegezzi, Baldo Lami

Dopo la relazione di Attilio Mangano e l’intervento di Maria Granati, entrambi pubblicati sul freeforum di vulgo e fatti circolare tra gli amici, interviene Franco Toscani, che parla di un sito aperto, ora più variegato che all’inizio, un sito che deve mantenere la sua apertura e la sua pluralità di saperi, la centralità del rapporto politica-cultura. Ci accomuna l’amore per la ricerca e anche la relazione umana e affettiva.

Ennio Abate pone la questione del rapporto cultura-internet, affrontata nella relazione e si chiede dov’è la realtà. Ossia, o la cultura è staccata dalla realtà, e allora internet è solo mutamento di medium, oppure si tratta di cogliere i mutamenti della realtà e allora c’è da chiedersi quanto colga di questa realtà in movimento la cultura accademica e quanto internet. Se ci limitiamo all’interattività o ai rapporti amicali non si capisce che obiettivi abbiamo e per fare cosa ci mettiamo insieme.
Per vederci letti da molti? La sua ipotesi di risposta è la polis, ovvero la città, la politica. La sua rivista si chiama infatti “Poliscrittura”, ossia la scrittura della polis.
Si tratta solo di differenze da registrare, o di contraddizioni?

Gughi Vegezzi apprezza il sito, perché vi trova una raccolta di testimonianze di alta cultura, forse un po’ di autocompiacimento nella interpretazione delle realtà. È vero tuttavia che bisogna aprirsi maggiormente alle nuove realtà e culture emergenti, con le loro conflittualità, ai fenomeni nuovi rispetto alle nostre culture. Conflitto forte tra posizioni del papa e culture laiche, riemerge un conflitto antico in forme inedite.

Federico La Sala si chiede che cosa stiamo a fare, qui, chiusi, a parlare di noi stessi, mentre fuori tutto bolle! Non abbiamo capito niente, abbiamo buttato a mare la nostra educazione critica e ci parliamo addosso. Dobbiamo parlare del presente, della realtà, della sua rappresentazione, dei problemi. Anche Marx, un gigante, ha analizzato il lavoro e i rapporti di produzione, ma non è arrivato del tutto alla realtà, approdando ad una logica hegeliana. Ancora Platone! Così Bush che si colloca sopra l’Onu: ancora Platone! Il problema non è cultura e internet, ma la polis. L’identità, il progetto significa: dove metto i piedi? Il lavoro intellettuale è cambiato, non è più la rappresentazione degli intellettuali, non la logica proprietaria. Non abbiamo capito il messaggio evangelico, Don Milani, Feuerbach e Marx. Non ci interessa il sito, ma la polis. Possibilità e libertà del dialogo. La lezione di Guido Calogero.

Nicola Fanizza : il compito dell’intellettuale è catturare la luce che rende meno opaco il mondo. Noi possiamo, partendo dal cogito cartesiano (e da quello che c’è dietro, da Platone in poi) concepire il possesso della verità, conoscere la valenza di questo mondo, il senso delle cose, la verità. La nostra attenzione, il nostro compito è comunicare, ma prima ancora rendere meno opaco questo mondo. Nella scrittura e nel pensiero deve scorrere il sangue. Noi ci occupiamo di opacità, per trasformarla in luce.

Attilio Finetti ritiene troppo violenta la protesta di Federico. Forte linguaggio metaforico, biblico, ma è apprezzabile la domanda: che ci stiamo a fare noi intellettuali? Cosa vogliamo essere e fare, quale identità e ruolo? Si aspetta una risposta, una pars construens del discorso, che dica la funzione dell’intellettuale e la prospettiva in cui ci poniamo. Ritiene che si possa parlare degli intellettuali come voce critica, pensiero sul nostro tempo, un contributo critico, senza nessun atteggiamento assolutizzante. Siamo in grado di esprimere più dubbi che certezze.

Ennio Abate Non chiediamo all’altro di cambiare direzione, scegliamo il metodo dialogante. Dobbiamo rendere fluido il rapporto tra “illuminatori” e “incendiari”. L’oggetto è per tutti la realtà. Quale tipo di confronto tra noi? Ci critichiamo a vicenda, confliggiamo, ci trasformiamo in questo rapporto, ci accontentiamo di una coesistenza pacifica? Si deve scegliere una critica dialogante che trovi punti di incontro. Il sito Is, Poliscritture, Odissea sono gruppi che devono dialogare e non chiudersi in piccoli recinti.

Giorgio Morale Non si può pensare la questione dell’”illuminazione” come si faceva una volta. Gli ambiti sono cambiati. La frantumazione della società internet ritaglia tanti soggetti e gruppi, reti e cerchi che si incontrano. Dal basso si può crescere. Quindi, non si tratta di “illuminare” dall’alto come fa un faro, ma sono cerchi che crescono e si incontrano. Non parliamo per noi stessi. È bella l’idea della navigazione, è importante il risultato cui si arriva, non il punto di partenza.

Angelo Gaccione Il dualismo tra chi è sensibile ai temi drammatici dell’attualità e altri che sono interessati per esempio a musica e poesia scatta sempre quando gli intellettuali si trovano a discutere queste cose. Il sito deve essere spazio di libertà, in cui si accolgono varie sensibilità. Dare voce a tutti.

Alberto Fazio Chiede a Federico lo sforzo di farsi capire di più Lui ha centrato la catastrofe su cui viaggiamo, a tanti livelli e significati. Centralità del tema ambientale, non solo dal punto di vista climatico, ma complessivo. La catastrofe è iscritta nel tipo di sviluppo che si continua a perseguire, le soluzioni proposte fanno parte del problema. È come se la natura avesse capito, dice qualcuno, che l’uomo è il suo nemico e stesse cercando di espellerlo. Le migrazioni, la distribuzione del reddito, persino l’abbassamento della qualità del pensiero, bassa qualità del personale politico. Giusta la metafora della catastrofe come 8 settembre.. Il berlusconismo come catastrofe del pensiero e dell’etica. Ma non basta gridare. Occorre fare qualcosa.

Attilio Mangano. È un problema eterno: facciamo cultura critica o la critica deve essere pratica?
È sufficiente fare luce sull’opaco oppure ci vuole la fiamma?
Se l’umanità è a un bivio fatale, basta “illuminare”, fare analisi critica o bisogna buttarsi sulle cose? Le cose sono alle soglie della catastrofe?
Facciamo luce, chiarezza sull’opaco o fiamma?
Simone Weil scopre la catastrofe e fa la scelta del realismo. Benjamin e altri grandi pensatori della catastrofe cedono perché fanno i conti con la realtà.
Quale linguaggio possiamo usare per destrutturare la catastrofe?
Occorre fare di più, alzare il tiro?
Linguaggio comune o scelta comune?
La diversità è la strada provata. Aprire ai diversi.

Bruno Lanza propone una sorta di questionario, con quattro domande, da far circolare tra collaboratori, amici, lettori, per riprendere la discussione on line, sia sulle tematiche di fondo discusse nell’incontro, sia sul contenuto del sito. Quali testi ci sono piaciuti e quali no, e perché?
Quanto agli aspetti tecnici del sito e della sua accessibilità, propone che sia resa possibile la ricerca per autore e che, per rimediare all’eccessiva lunghezza dei testi, si ricorra all’uso dell’ipertesto..

Saverio Caruso, che non ha fatto in tempo ad intervenire, avrebbe detto: “Sgorgano dentro di noi sorgenti, scorrono dentro di noi rivoli e fiumi (temi, idee, pensieri, versi, parole, silenzi): si tratta di scoprirli, di non abbandonarli a se stessi, di esaudirli quasi fossero preghiere.
Scorrono, nel mondo fuori di noi, rivoli e fiumi, sgorgano sorgenti: ascoltarli per dissetarsi, per aiutarli a irrigare i campi e a raggiungere il mare.
Nella realtà infinita darsi “a lavorare per genio e per debito con ogni mio potere”, come dice un Leopardi epistolare. E con una intelligenza mille volte critica, mille volte amorosa. Dentro la parola immensa, in cui viviamo, ma come parte del tutto”.

Verbale dell’incontro di Milanoultima modifica: 2009-03-27T19:36:40+01:00da mangano1
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento