Maria Granati, Intervento

Intervento

Siamo qui grazie ad Attilio Mangano e alla sua direi quasi testarda determinazione, oltre che alla sua capacità di creare e tenere in piedi un gruppo, di coinvolgere in un progetto culturale persone di diversa provenienza, vecchi e nuovi amici, intellettuali conosciuti nel corso di un lungo cammino politico-culturale, ma anche persone come me, che non si conoscono tra loro, che vedono oggi per la prima volta la maggior parte di coloro che contattano e con i quali dialogano fittamente da anni su internet. Siamo qui per queste relazioni e amicizie virtuali, dove, come ha detto Alberto Fazio, non si sa quasi nulla gli uni degli altri se non li si incontra; in compenso il pensiero arriva in presa diretta, ha scritto Alessandra, senza la mediazione della presenza e delle sue inevitabili maschere: forse non è poco. Sempre Ale ha scritto che l’aggettivo “virtuale”, in fondo, nasce col significato di “potenziale”, ideale.
Ringrazio quindi Attilio per questo spazio culturale, di ricerca, che ci ha offerto, e insieme di relazioni, di contatti anche amicali e persino affettuosi.
Di cosa parliamo oggi.
Dell’esperienza del sito, non solo per fare bilanci, anche se è utile e necessaria un’analisi di quel che si è fatto, di che cosa è oggi intellettuali e storia, ma con l’occhio al futuro e ad un progetto il più possibile condiviso, coerente e con una sua identità, che non solo non escluda, ma preveda, aperture, sollecitazioni, apporti, contributi diversi. Qualcuno chiama tutto ciò programma, ma attenzione a non formalizzarci in una discussione che punti ad una piattaforma programmatica, ad una linea editoriale forte e vincolante, alla quale i collaboratori debbano attenersi. Un sito che punta a diventare una rivista, col suo comitato di redazione e quant’altro tradizionalmente conosciamo e chiamiamo rivista.
Ho collaborato dall’inizio insieme ad altri amici qui presenti, a questo progetto, nato come blog e poi diventato sito, grazie alla collaborazione con vulgo. Collaboro come autrice, ma anche a livello tecnico, per revisionare i testi e immetterli nel sito. Grazie alla pazienza del webmaster di Vulgo, Pino de Nigris, (che ringrazio anche in questa sede) ho imparato quel minimo che è necessario per fare questo lavoro. Questo mi costa un po’ di fatica, soprattutto di tempo, ma mi dà anche la possibilità di leggere tutto, talvolta si rende necessario rileggere più volte, e dunque entrare dentro i testi. È stata ed è una esperienza stimolante, che vale la pena di fare, che mi ha dato molto, anche se ovviamente mi aiuterebbe molto un maggior coinvolgimento degli autori nella correzione. Questa familiarità con i testi pubblicati mi consente qualche considerazione di insieme.
Ho più volte avuto occasione di rilevare come un limite l’eterogeneità dell’ispirazione dei testi, una certa occasionalità, una sorta di eclettismo. Non so se questa impressione è fondata, dirò altre cose al riguardo. Ma è appunto qui che bisogna puntare l’attenzione, per capire che cosa dovrebbe essere questa identità, o questo programma, e quali conseguenze derivano dal gestire un sito che opera nella comunicazione globale, peraltro inserito e parte integrante di un altro sito internazionale e plurilingue, Vulgo, che è uno dei più frequentati e che ha redazioni in mezzo mondo.
Is è fortemente segnato dalla paternità di Attilio, anche se è diventato cosa diversa dall’inizio.Basta guardare a ciò che è scritto vicino al titolo Is: Antropologia della politica. Per una teoria dell’immaginario sociale. E le intenzioni dichiarate erano quelle di “coniugare il diario di bordo con l’archivio storico, le note del presente con le schede del passato…… la voglia di coniugare
l’attuale con l’inattuale per lasciarsi mordere dal “tarlo della coscienza”.
Ora c’è di più, molto di più, ma questa impronta resta e se ne vedono le tracce un po’ in tutte le sezioni, anche se ha ragione Attilio a dire che è diventato cosa assai diversa dall’inizio e ora è non solo il sito di A. M., ma di un vero e proprio gruppo.
Se si percorrono le varie parti del sito, categoria per categoria, questa strana divisione per sezioni che è e non è la vecchia divisione per generi letterari o materie, si trova se non un filo conduttore certo un’atmosfera culturale comune, come si esprime il relatore, o una problematica comune, ma direi qualcosa di più: si trova un tessuto di fili trasversali che percorrono le varie sezioni, ma anche i singoli scritti di ogni sezione. E questi fili non sono tanto di contenuti o di linee interpretative, o lo sono solo in parte. Is è uno spazio libero di confronto e dibattito Il dato rilevante comune è la sostanziale coerenza alla tematica dell’attuale e dell’inattuale e dei loro snodi e rapporti, il rapporto passato presente, tutta la parte storico antropologica. Ma è anche qualcosa di più sottile, che si riscontra sicuramente all’interno di ogni sezione e spesso tra una sezione e l’altra: mi riferisco ad esempio al legame tra alcuni scritti “letterari” o di meditazione filosofica, di Alessandra P e quelli di Franco Toscani e di Roberto Taioli, gli aforismi di Beno e gli scritti di memoria, di vari autori. È tutto un filone, che si potrebbe chiamare “Silenzio, memoria, erranza”, che confina con la critica letteraria ma anche con filosofia e antropologia, con la sezione miti riti detriti che vede insieme scritti sul mito, nelle sue varie accezioni, (rappresentazione tipica di un epoca classica e di una cultura premoderna, da leggere in chiave moderna e i miti di oggi nelle dimensioni di massa del rituale e nella cultura mediatica. Ecco che torna il rapporto passato presente, centrale negli scritti storici.
Per andare al concreto e rispondere alle domande contenute nella relazione provo a schematizzare, magari aggiungendo qualche altro interrogativo.
Ma c’è un punto chiave da approfondire per sciogliere i nodi. Si tratta di vedere se condividiamo l’analisi di fondo che ci è stata proposta e che io trovo interessante. Mi riferisco all’analisi abbozzata da Attilio sul rapporto tra cultura e internet, perché qui si segna un distacco dalla posizione che vede il processo della modernità e postmodernità nella comunicazione globale solo come prodotto sottoposto alla mercificazione e dunque rivolto ad una massa di fruitori passivi, destinato allo svuotamento o alla liquidità di cui ha scritto Zigmund Baumann e vi ricerca invece gli elementi di un sapere collettivo che è insieme memoria e progetto.
Bisogna forse cimentarsi di più, andare più a fondo in questa analisi. Ma è qui che dobbiamo misurarci, per capire che ci facciamo su internet con i nostri scritti, a chi parliamo e perché. Se è vero che, in questo circuito in cui dovremmo essere tutti manipolati e passivi spettatori, appaiono elementi forti e vivaci di critica, creatività e partecipazione, di interattività e perché.
Qualcosa di nuovo sta succedendo in questo mare magnum della comunicazione, non è solo la sua globalità, è la pervasività e i processi nuovi che innesca. Attilio ha fatto alcuni esempi. Io ne faccio un altro, che mi sembra correlato. Roberto Taioli alcuni giorni fa mi ha segnalato un sito internet che si chiama januacoeli di un monastero di Carmelitane del Lazio. Aprendolo, ci si trova di fronte al seguente passaggio:
“L’interattività, implicita nel concetto stesso di comunicazione, potendo diventare dialogo autentico unicamente tra due poli aperti e ricettivi, alternativamente, l’uno all’altro, conduce necessariamente a una crescita. Perdere i contatti con gli altri vuol dire atrofizzare quella capacità di intellezione che permette la vitalità della relazionalità e un apprendimento incessante Potremmo paragonare la comunicazione alla vela di una barca, che si avventura nel mare……”Chiparla è una Sr Teresa della Croce. Il Monastero, in questo caso il Carmelo, è sempre stati il luogo per antonomasia della contemplazione, del silenzio della solitudine. Io parlo solo col Signore, diceva la mia zia carmelitana che è stata in monastero 52 anni. Ora che persino le Carmelitane parlano di interattività e comunicazione e si misurano con la comunicazione globale, dobbiamo più consapevolmente porci il problema

Se questa analisi è vera, o contiene elementi di verità, come sono portata a pensare vale forse la pena di affrontare il tema della comunicazione tra i codici della nostra cultura diciamo tradizionale, con i suoi contenuti, specialismi, saperi e linguaggi e questo maremagnum della comunicazione di massa e globale e vedere se questi due mondi, che sono poi mille mondi, possono comunicare e interagire.
Se andiamo in questa direzione, se ci vogliamo davvero provare, occorre trarne delle conseguenze nel tipo di medium che usiamo: i linguaggi, la struttura dei brani, la fluidità, l’accessibilità.
Sulla questione sito o rivista sono per una evoluzione che conservi l’attuale fluidità e ricchezza e non irrigidisca le linee ispiratrici del
sito, sono per crescere sul terreno dell’inattuale e dell’attuale. Non una rivista con una linea editoriale rigida, non un archivio di testi. Sono per uno sforzo collettivo che ci porti a quella contaminazione possibile tra specialismo e saperi e linguaggi propri appunto degli intellettuali e apertura alla comunicazione globale, se si possono conciliare. Non credo sia facile.
Dobbiamo essere accessibili, farci trovare. Dobbiamo tessere i fili che ci connettano con altri, interagire e dialogare con altri, anche
quelli del cartaceo, diventare più permeabili, più aperti, più correlati, immetterci sempre di più in un circuito diverso e più attuale di comunicazione, senza perdere in rigore.
Da questo punto di vista, è essenziale il rapporto con Vulgo. Vulgo non è solo il nostro contenitore “tecnico”. E’ uno straordinario referente, interlocutore con cui dialogare e rapportarci, interagire.

Maria Granati, Interventoultima modifica: 2009-03-27T19:34:58+01:00da mangano1
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