Attilio Mangano, Relazione

RELAZIONE ALL’incontro di Milano

. In che misura la presentazione di un sito internet costituisce un avvenimento culturale?
Sappiamo tutti che la comunicazione via internet sta cambiando regole e forme, linguaggi e tradizioni. Sappiamo anche che ogni giorno nel mondo nascono centinaia di nuovi blog, ovvero di diari chiamati giornali di bordo, di cui è facile irridere. In fondo, si dice, gli adolescenti da sempre scrivono il loro diario, cosa c’è di nuovo? Poi improvvisamente da una città dell’Iran il blog di un giovane comunica a tutto il mondo in tempo reale che i giovani stanno manifestando contro il regime e in pochi minuti non è solo la notizia a fare il suo tam tam ma uno straordinario effetto a catena di messaggi, aiuti, proposte, ci porta a scoprire come sia nostro vicino quel conflitto. Ce lo avevano spiegato quaranta anni fa i sociologi della comunicazione di massa ai tempi del Vietnam, quando la televisione portava in tutte le case le azioni incendiarie delle bombe al napalm all’ora di cena provocando il cosiddetto “effetto boomerang”, ovvero il ritorno all’indietro della notizia che rivelava l’esatto contrario della pura propaganda e anzi la smascherava. Si trattava di un fatto culturale importantissimo, è il termine stesso cultura che si carica di altri significati, perché il sapere collettivo di una società si nutre di continuo di una serie di messaggi e sembra scomparire la differenza stessa tra produttori e consumatori di cultura. Quando infine in questi anni una città metropolitana si trova a essere , strada per strada, muro dopo muro, segnata da righe, segni, parole smozzicate,scritte illeggibili, disegni e macchie, non si tratta più solo del cosiddetto vandalismo giovanile di ragazzi che usano le bombolette spray per sporcare a loro piacimento. La città che vede moltiplicare i suoi segni e i suoi simboli, è essa stessa un sapere diffuso “ in progress” in cui saltano i confini fra cultura alta e cultura bassa , comunicazione ufficiale e comunicazione segreta, pubblicità e informazione alternativa.

2. Conosciamo le obiezioni, ricordiamole subito. E’ solo il disordine che implode su se stesso, tutto diviene rumore e scompare la parola, vittima del rumore
di fondo. E’ solo l’universo della merce generalizzato, quale differenza può intercorrere tra la Gioconda di Leonardo e la sua effige raffigurata su un dentifricio, tra l’attacco di una sinfonia di Beethoven e il suo uso come canzonetta in metropolitana? E cosa rimane di un mondo in cui tutto si consuma e scompare, passando rapidamente dall’uso immediato alla discarica di merci? Vale la pena cercare ancora e sempre di capire come mai in questo universo delle merci e della ridondanza, dell’effimero e del nulla, del mondo a una dimensione e del pensiero unico, una società continua a
esistere come comunicazione molteplice, domanda di senso, ricerca di identità, continua a funzionare come sapere diffuso, mescolanza di pratiche e di culture? Sono ancora e sempre i problemi individuati con la definizione del passaggio alla modernità, niente è eterno e tutto è liquido, verissimo, ma già allora quel Marx che spiegava come tutto si consuma, accennava alla misteriosa formula di un “ general intellect”, di un sapere collettivo che è insieme memoria e progetto, cultura in azione. Come e perché insomma nella moderna civiltà di massa, con le regole della comunicazione di massa, con i circuiti della spettacolarizzazione in cui tutti assistiamo allo spettacolo stesso e dovremmo essere solo fruitori passivi, consumatori, oggetto di manipolazione, detentori di una falsa coscienza, ogni giorno ricompaiono meccanismi di critica e di non accettazione, di scelte soggettive, di percorsi individuali, di cooperazione , di partecipazione, di creazione? Se ci riferiamo appunto a una defnizione per così dire antropologica di cultura ne scopriamo le tracce molteplici e i crocevia, i punti di intersezione fra cultura alta, di elite, specialistica, che investe i saperi come tradizione, e cultura multipla, orizzontale, interattiva, in progress, nel suo stesso farsi.

3. Non so nemmeno io se l’esempio che adesso voglio fare sia pertinente o crei altro tipo di problemi. Mi riferisco a un episodio di questi ultimi giorni, che mi sembra giusto chiamare episodio culturale. Una storia di foto affisse sul muro, un muro comunque speciale.
Da alcuni giorni il paesaggio israeliano palestinese è mutato: per interi chilometri il muro eretto dagli Israeliani è stato riempito a sorpresa e clandestinamente da grandi foto murali che riprendono delle incredibili ed esiliaranti facce buffe. Foto di ghigni e risate, di smorfie folli, curate da due giovani artisti urbani post graffitari, il francese Jr e lo svizzero Marco, organizzatori creativi del progetto ” Face 2 Face”. I due sono andati in cerca di facce speciali proponendo una foto a chi voleva diventare testimone per l’altra parte regalando un sorriso. Alla ricerca di volti eguali di israeliani e palestinesi. ” Uguali. vedono le stesse cose,mangiano lo stesso cibo, soffrono e amano allo stesso modo la stessa terra.E’ evidente a tutti, tranne che a loro.
Ciascuno di loro ha un gemello dall’altra parte e non lo sa. “Finchè certo non vengono strappati, ma questo fa parte del gioco nell’arte urbana degli STREET ARTISTS che attaccano cartoni colorati ai muri, cartoni appunto effimeri perchè chiunque li può strappare.
Nessuna grande pretesa di realizzare la pace, solo un regalo, la dimostrazione che si può fare arte in mezzo ai conflitti e alle guerre, nonostante Adorno abbia sostenuto che dopo Auschwitz non è più possibile fare arte. Adesso forse arriveranno sui muri irakeni con le facce folle ed esilaranti di sciti e sunniti, o in Libano con le allucinanti grottesche facce da hezbollah. in Iran ci pensano già le giovani donne, le Lolite, a riempire di ridicolo il mondo che le opprime. Non è stato Chaplin a immortalare Hitler come grande imbecille? Bene, nel 77 si diceva: Sarà una risata che vi seppellirà.
Forse qualcuno si chiederà cosa c’entri questo esempio con la domanda iniziale, vale a dire in che misura la presentazione di un sito internet costituisce un avvenimento culturale. E con le precisazioni o le domande che ne sono seguite, cosa significa cultura in una società della comunicazione di massa.

4. L’esempio del muro israeliano voleva precisare che in effetti nessuno di noi è in grado di sapere se la scelta di alcuni artisti di strada sul muro di confine israeliano costituisca qualcosa di più di una scelta effimera, tipica di un cartellone che chiunque può strappare, o se essa indica una sua durata, un senso che permane, un messaggio che fa pensare, un tarlo della coscienza. Sarà una risata a seppellire una guerra? La risposta non la so dare e non voglio apparire così ingenuo da esaltare chissà quali future conseguenze e ripercussioni. Eppure mi sento di rispondere” perché no?”. Nel senso che con ogni probabilità la scelta di costruire un sito internet per fare cultura oggi comporta l’adozione di un analogo punto di vista, non sappiamo se la cosa inciderà, quanto inciderà e quando, sappiamo che si può fare.

5. Il sito INTELLETTUALI STORIA nasce dentro questa contemporaneità di domande di cosa significhi cultura, domande che ci siamo posti in quanto appunto intellettuali, con il loro bagaglio di saperi, di specialismi, di linguaggi, di codici e di tradizioni ereditate dal XX secolo. Se andiamo a vedere chi ci scrive e collabora troviamo infatti insegnanti, scrittori, critici letterari, filosofi, storici, sociologi, giornalisti, in larga misura tipici lavoratori intellettuali novecenteschi, niente di particolarmente nuovo e sorprendente. Con una consapevolezza non sempre dichiarata di misurarsi con uno strumento ATTUALE di comunicazione mantenendo per intero i loro saperi e specialismi, a rischio di essere appunto INATTUALI. Non si tratta di un gioco di parole, più semplicemente la maggior parte di noi scrive, pubblica libri, fa conferenze e lezioni, collabora a riviste, e accetta al tempo stesso di mettersi alla prova in un diverso e più attuale circuito di comunicazione. Nel far questo in vario modo si sperimenta COME dar luogo a una scrittura che accetta la logica della rete internet con un misto di diffidenze e di volontà di approfondimento, mettendo da parte in ogni caso l’idea che ci siano due tipi di produzione, quella di alto livello e specialistica degli operatori e quella attualizzante della rete. La difficoltà vera per tutti noi è proprio questa, dar luogo a una scrittura valida per la rete senza far venir meno le attitudini e i saperi specialistici.

6. L’esempio più significativo che si è presentato un po’ a tutti come problema è ad esempio quello di decidere se sia opportuno adottare per la scrittura in rete un linguaggio analogo a quello adoperato per il saggio critico specialistico che compare su una rivista, con suddivisione in capitoli, apparato di note, bibliografia complessiva etc. Devo dire sinceramente che proprio su un problema come questo la discussione rimane aperta tra noi ed è ancora in corso:
è opportuno trasferire sul sito un testo concepito originariamente per una rivista e mantenerlo così come è o esso va in ogni caso riformulato proprio a partire dalla consapevolezza che si tratta di luoghi diversi e probabilmente anche di lettori diversi? Finora non sono stati adottati criteri univoci e in più di un caso si è deciso di trasferire sul sito un testo nato per altro contesto. I risultati dunque non sempre sono stati felici e adeguati e l’occasione di questo convegno pubblico può favorire
chiarimenti tra noi e con i lettori. C’è uno SPECIFICO codice di scrittura da adottare pèr un sito culturale su internet e cosa lo rende tale? La maggiore brevità di un testo in rete rispetto a quello su rivista? Ma allora è lecito paragonare il tipo di scrittura in rete alla scrittura del giornalismo o ci sono e ci possono essere criteri e casi diversi?

7. Per arrivare a una migliore comprensione dell’identità culturale e politica del sito in senso ampio e quindi definire meglio il possibile programma di lavoro di questo sito occorre anzitutto richiamarsi ai due titoli che lo caratterizzano , INTELLETTUALI STORIA da un lato e INATTUALE dall’altro. Essi sono stati scelti da me e ne ho pertanto la responsabilità. A tutto ciò va aggiunto il riferimento, esplicito e continuo, al tema di lavoro dell’ IMMAGINARIO come campo delle rappresentazioni collettive, dei simboli, delle credenze ma anche delle ideologie.
Chi conosca anche solo qualcosa della mia storia e attività culturale può riconoscere in questo insieme di titoli un riferimento a temi di lavoro che caratterizzano la mia personale linea di ricerca. In sintesi credo di poter affermare che la mia linea di ricerca e di studio investe infatti da gran tempo il punto di incontro possibile fra ricerca STORICA delle culture politiche della sinistra del XX secolo , identificazione simpatetica anche di tipo generazionale con le culture del 68, scavo critico e autocritico su miti, riti, credenze, luoghi comuni, tradizioni e IMMAGINARI POLITICI DELLA “ SINISTRA”, infine richiamo a una teoria cosiddetta dell’IMMAGINARIO SOCIALE ( elaborata in Francia dal filosofo Cornelius Castoriadis) per un confronto più vasto che investa il campo delle scienze sociali .
E’ evidente pertanto che già nella titolazione stessa si indicano una serie di campi e di temi sia pure in un modo non esclusivo e vincolante , ma va detto al tempo stesso che se essa dovesse “ marchiare” di sé in termini netti ed esclusivi il lavoro del sito niente impedisce che si possa arrivare anche a modifiche, cambiamenti, nuove titolazioni.

8, Cè ANCHE una storia specifica da ricordare per chiedersi appunto se essa condiziona il percorso e la ricerca futura del sito stesso. Originariamente INTELLETTUALI STORIA nasce infatti come un BLOG fondato dal sottoscritto
e aperto successivamente non solo al dibattito con i lettori, cosa che avviene in fondo in quasi tutti i blog, ma anche a una successiva integrazione, vale a dire all’inserimento nel blog di testi di amici e interlocutori che accettavano di pubblicare a loro volta i loro materiali. Il passaggio da blog a sito ha in parte ereditato questa storia e questo tipo di collaborazione partecipativa, dando luogo
a un successivo aggiungersi di molti altri testi e collaboratori. In questo senso il meccanismo è stato perfezionato ma è rimasta l’impronta originaria. In altri termini il sito è nato come sito a cura di Attilio Mangano, che in qualche modo è stato la mente e l’anima, non solo dunque sito DIRETTO da me ma in un modo o nell’altro gravitante attorno alle scelte editoriali del sottoscritto. Ma fino a un certo punto, spero che anche questo si riconosca e si ammetta, per due ragioni di fondo:
a) le sezioni in cui si è suddiviso sono solo in parte quelle originarie del blog e sono state concepite e formulate proprio anche per favorire una nuova partecipazione e un tipo di temi e di spazi di ricerca più adeguati agli interessi di ricerca dei nuovi collaboratori. Niente impedisce fra l’altro che vengano fondate altre sezioni ( in particolare, una su cinema e mass media è in corso di allestimento,d’altronde essa è appunto perfettamente compatibile con il campo di studi dell’immaginario)
b) la collaborazione di vari scrittori, studiosi, critici, si è venuta estendendo in modo molto ampio e dinamico cambiando dall’interno, per così dire, la qualità
d’insieme e le linee direttive. Inoltre, per almeno cinque o sei collaboratori, il numero di loro testi pubblicato è così ampio, a volte anche più di dieci, da
marchiare nettamente il sito. Per dirla in parole povere, il lettore nuovo che si accosta oggi al sito trova appunto la presenza netta di autori diversi e tali da caratterizzare il sito non più come il sito di attilio mangano ma di un gruppo vero e proprio.

9. Vale forse la pena a questa punto prendere atto che al di là della storia originaria, del marchio di fabbrica per così dire, dei titoli, delle indicazioni, il sito INTELLETTUALI STORIA non è più identificabile se non sbrigativamente come il sito del sottoscritto. Ho voluto io stesso in tutti i modi favorire questa apertura
non per accorgimento tattico mirante a mettere in piedi una compagnia di amici e collaboratori che si identificasse con me come direttore ma per scelta riguardante la qualità e la prospettiva. Se alle origini è stato forse possibile per ragioni di opportunità e di “ cattura” di un qualche nuovo collaboratore inserire e pubblicare
suoi testi pur non sempre di qualità, è stato proprio il crescendo delle collaborazioni, la catena di contatti e di conoscenze, a favorire un processo del tutto nuovo e diverso in cui la qualità del testo e del nuovo collaboratore era netta e riconoscibile. Il sito è cresciuto su se stesso.

10. Obiezione che faccio talvolta a me stesso e che qui ripropongo. In che misura le diverse sezioni pur avendo ognuna un titolo accattivante e particolare non tendono a diventare una sorta di divisione per materie? Anziché letteratura, filosofia, antropologia, ad esempio “ quasi un classico”, “ moderno post moderno”, “miti riti detriti” etc. Si potrebbe continuare in questo gioco a nascondere o gioco a i riconoscere. In altri termini il sito è un sito culturale molto tradizionale suddiviso nelle normali discipline per liceali e universitari. Si, certo, rimane INTELLETTUALI STORIA ma potrebbe anche chiamarsi ARGO, ANTROPOS, POESIA E VITA etc, , vale a dire assumere una fisionomia simile ad altri siti letterari o ad altri siti filosofici . Anche questo è un segno di una possibile contraddizione che rivela il fatto che il sito è cresciuto e anche bene ma sta poco pèr volta mutando pelle, per diventare cosa?

Sito dunque o RIVISTA? Se si pensa a una rivista nel senso tradizionale con una sua “ redazione” e un suo programma probabilmente siamo lontani, o siamo a un ibrido. PER ritornare alla domanda iniziale si tratterebbe di capire in primo luogo fra noi e in secondo in rapporto al tipo di lettori e di pubblico che abbiamo bene o male conquistato, se un eventuale passaggio a rivista rappresenterebbe un passo avanti o un passo indietro, un modo per fare gruppo e definire meglio il programma di lavoro o un modo per non affrontare le questioni inedite della scrittura e del lavoro culturale in un sito.

Attilio Mangano, Relazioneultima modifica: 2009-03-27T19:33:31+01:00da mangano1
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