carteggio Mangano-De Benedetti su B.ENGLARO

giorno 13/feb/09, alle ore 19:59, Riccardo De Benedetti ha scritto:”Avvenire” ha parlato di banda della morte riferendosi sicuramente al gruppo della Consulta di bioetica (Defanti, Santosuosso, Mori ecc.). Il libro di Mori sul caso Englaro pubblicato da Pendagron (con prefazione di Englaro) spiega benissimo le ragioni che hanno ispirato tutta la vicenda. A questo punto sommato al libro dello stesso Englaro credo ci siano pochi dubbi che la battaglia non era assolutamente legata alla sofferenza di Eluana o al dolore del padre (o meglio si è giocata sul loro dolore con cinismo). La partita politica ha iniziato a giocarla il gruppo di pressione che si è mosso intorno all’Englaro, su qui non ci piove e lo dichiarano loro, quindi non riesco a capire perché si stigmatizzi la politicizzazione fatta in reazione a una campagna dichiaratamente programmata con finalità politiche quali, appunto, l’introduzione dell’eutanasia nel nostro ordinamento. Difficile comprendere una situazione in cui, come in certe comiche, qualcuno ti dice stai fermo così ti picchio meglio! I cattolici, soprattutto se politici, per quanto spesso simili a quelle creature tiepide che nell’Apocalisse (3,14-22) verranno vomitate dal Testimone, non sono del tutto stupidi.Avvenire ha avuto l’atrio letteralmente invaso di merda, non si è lamentato più di tanto. Subito dopo l’annuncio della morte di Eluana sono passate alcune auto strombazzanti. Il giorno prima del funerale l’avvocato di Englaro, proprietario di un castello nonché di tre Ferrari e bon vivant socialisteggiante, ha invitato tutti i giornalisti che hanno seguito il caso a un umanissio e piacevole rinfresco nella sua magione, con tanto di camerieri in guanti bianchi ecc. Vini friulani d’annata e una lieve, solo lieve, atmosfera da morte rossa alla Poe. Mi permetti di dire che è disgustoso? O la butto in politica e non rispetto il dolore della famiglia o non capisco la nuova cultura maggioritaria di questo splendido paese? Mi fermo qui perché di episodi ne avrei a bizzeffe tutti documentati dai miei colleghi da mesi sul caso.in nome della sacralità non vedono le tragedie personali del malato e dei suoi cari.Scusa Attilio, ma prova ad invertire l’ordine delle parole e, secondo me, capirai meglio la logica con cui si muovono il mondo cattolico in genere (salvo eccezioni): è perché spesso, non sempre, i cattolici vedono meglio le tragedie, personali e no, che poi si impuntano nel parlare di sacralità della vita che è comunque concetto da analizzare, molto articolato e discutibile. La sua revoca culturale, ancor prima che giuridica, è stato l’obiettivo ossessivo della Consulta di bioteca… o sono solo i cattolici ad essere ossessivi?Il giorno 13/feb/09, alle ore 21:07, Attilio Mangano ha scritto:Mi costringi a rispondere, non vorrei, ma non certo per quieto vivere. Credo che in fin dei conti ti sfugga che un uomo come in questo caso Englaro, se unisce battaglia personale e politica non è riprovevole ma mostra coerenza, vivendo sulla propria pelle un dramma e cercando di dare a questo dramma una indicazione e una risposta generale. Si tratta di una coerenza analoga a chi fa lo sciopero della fame pagando di persona per una questione generale.Il quieto vivere è discutere anche non nel disaccordo. Quindi nessun problema nell’evidenziare i punti di dissenso anche profondo.Non ho mai detto che è riprovevole. Sta di fatto che per tre anni cerca la guarigione della figlia; non la trova; incontra Defanti e la confraternita della Consulta e i suoi obiettivi diventano coerenti con quelli della Consulta. La Consulta è un organismo politico; non ha nulla a che vedere con il dolore di quel caso; avrà rapporti con il dolore umano nella sua generalità e avrà le sue visioni per attenuarlo o cancellarlo dall’esperienza umana, ma con Eluana non c’entra nulla se non per farne un caso. Fin qui siamo d’accordo? Vivere il dramma. Certamente lo ha vissuto, ma lo ha anche elaborato in un modo che ha me suscita perplessità non per ciò che ne so in quanto evento privato, di cui non si può dire nulla, ma per gli effetti pubblici sì. Questi possono essere giudicati e ti dico, devono essere giudicati perché il danno che questo signore ha procurato a tutte le famiglie che continuano a curare i propri cari è incalcolabile. Specie in una società come la nostra mediaticamente orientata non certo in senso cattolico. E sai bene che non è la ripetizione mantrica delle parole del papa che sposta di alcunché il sentire profondo (si fa per dire del nostro popolo). E infatti torno a dirti che l’estrema intelligenza della pattuglia radicale è stata proprio quella di aver saputo trovare un tipo come l’Englaro in grado di coprirli sul piano emotivo la tesi politico-ideologica per l’affermarsi della quali si sono battuti.Sta di fatto che per anni e anni Eluana rimane nella struttura delle suore che l’accudiscono. Vuoi che ti dica quante volte è andata a trovarla? Lo so ma non te lo dico e Avvenire non lo ha mai reso pubblico. Englaro non ha mai ringraziato le suore, anzi la domenica prima della morte fa mandare in onda un’intervista in cui dice che sua figlia è stata violentata dalle cure. Come ti ho già detto il sondino non violenta, nutre senza neppure una pompa. La traduzione della sofferenza privata di Englaro in una battaglia pubblica: non abbiamo strumenti per dire quanto sia coerente, ma la valutazione del suo impatto pubblico sì. La questione generale non si può affermare solo perché coerente con la questione privata.Pannella si è rovinata la vita ed è uno scompensato cronico, sul punto di morire da un momento all’altro, eppure se ritiene che unacerta questione che esplode abbia una portata etico politica e debba sfociare in una legge è disposto a morirci.Va bene ma si ha tutto il diritto di criticarlo e cmq la quota parte di finzione che la politica esige gli va calcolata. O vale solo per il Berlusca… se ci pensi Pannella è il padre della politica spettacolo.Io non conosco di persona nessuno dei protagonisti e non posso in queto senso giurare sulla loro buona fede, ma toccherebbe a te spiegare cosa ci guadagna di personale una determinata categoria di persone a battersi in tutti i modi legalmente possibili per cambiare una legge. Chi li paga? Il capitale? Il potere? una compagnia di becchini per avere più morti in cimitero e fare più affari? Se ci rifletti un attimo senza pregiudiziali si tratta sempre di scelte-limite, perseguite di persona accettando . Secondo te esiste un gruppo di persone che dice in segreto complottto se ammazzi tua figlia ti faccio diventare senatore? Prova a pensare che queste persone sono in buona fede come te e allora comincerai a chiederti perchè qualcuno le fa accettando di pagare di persona.No, non glielo dice ma poi lo fa. L’ha fatta per Coscioni lo farà con Englaro. Guarda sull’eutanasia il problema è anche di natura demografica economico e ha profili non solo morali; come ti dicevo e non c’entra nulla il complotto le correnti politico culturali che lo promuovono sono di idioma anglosassone e mescolano tranquillamente considerazioni di tipo economico sociali ed etiche. Vanno studiate e approfondite ma ci sono. Non ci vedo nessuno scaldalo a dirlo, né questo significa attribuire malafede a chicchessia. Ma occorre comunque dirlo non nascondersi dietro la mozione dell’affetto e del sentimentalismo. Poi, scusa, ma è proprio la sinistra che se ne è sempre fatta un baffo delle motivazioni sentimental-emotive per spiegare le scelte e le motivazioni che inducono gli uomini ad agire chissà perché su questa vicenda è tutto un cinguettio di motivi umanitari di riconoscimento del dolore della famiglia, di mettersi nei panni del padre ecc. Non ti pare un po’ strano? A me pare una furbata retorica di bassa lega. Dica che sta diventando radicale e che i valori del liberalismo più liberale sono diventati il suo nuovo humus. Legittimo e più serio… tutta di spiegare e capire però.Il giorno 13/feb/09, alle ore 23:05, Attilio Mangano ha scritto:Riepilogando. Una minoranza politica ( di sinistra, ma non della sinistra maggioritaria) da decenni ha un programma che si pone obiettivi di difesa e avanzamento dei DIRITTI DELL’ INDIVIDUO rispetto a vincoli, condizionamenti burocratici, ragion di stato, princìpi agitati falsamente per lasciare le cose come stanno e sceglie tecniche di lotta di difesa e espansione della legalità stessa, di una extralegalità mirante a una nuova legalità.Ottimo. Solo che io faccio valere la scuola del sospetto. Che sarà mai questo individuo, come è fatto, di cosa è composto? E la legalità è procedurale o sostanziale? In altre parole, applico lo stesso metodo che è stato fatto proprio dalla critica marxista, nietzscheana e freudiana: dietro un’enunciazione c’è qualcos’altro che non permette di prenderla alla lettera e quindi se le istituzioni capitalistiche si dicono libere sono libere per una parte e per l’altra sono schiavitù (Marx); le proposizioni morali del cristianesimo sono espressioni di una morale da risentiti e chiedono di amare il prossimo perché non si ha la forza di odiarlo (Nietzsche); la tua identità non è un io ma è perlomeno tripartita. L’avanzamento dei diritti è promosso da chi per chi in virtù di che cosa? Ecc. Non ti dò una risposta, dico solo che sospetto come due secoli di cultura occidentale continuano a fare.Nei confronti di una serie di vincoli e impedimenti è dunque la filosofia della libertà del soggetto, rispetto ai problemi del dolore, del male, delle malattie, delle cure,cerca di conciliare per via legale il principio del minor male con quello dei maggiori diritti. Tutto ciò è ” di sinistra”? A parte il fatto che la questione interessa poco, la sua cultura politica si richiama al modello dellerivoluzioni politiche del sette-ottocento, che sono all’origine del pensiero liberale e del pensiero democratico, dal cui incontro-scontro-sintesi-scissione deriva a sua volta la sinistra del movimento sociale e operaio. Filosoficamente la posta in gioco è la attuazione stessa della modernità, dei suoi presupposti di libertà, progresso etc, dell’eredità “illuministica”. Riconoscere in tutto ciò, alla luce del dibattito stesso su moderno e post.moderno, sui fallimenti o meno del moderno e delle sue premesse, errori, contraddizioni, problemi aperti e/o non risolti è doveroso.Vero, tutto vero. Ma non a carte truccate: vale a dire, se i risultati entrano in contraddizione con i presunti presupposti non è che si rilanciano gli stessi presupposti, si mettono in crisi, si discutono criticamente o li si supera.Vedere nel suo stesso laicismo limiti e ingenuità sul piano antropologico, una sorta di ottimismo progressista che non sa tener conto di altri fattori e di altri motivi che caratterizzano l’uomo nel suo essere animale e cittadino, istinto e ragioneche si combinano in modo diseguale, può dar luogo a rimproveri riguardanti una sorta di naturalismo semplicistico. Bene, tutto ciò va arricchito, complessificato, aggiornato. Perchè comunque il riconoscimento dell’individuo-soggetto può sempre scadere nella versione negativa ( individualismo come ” egoismo”, una versione della lotta per l’esistenza in cui vince il più forte). ,Ma l’individualismo , attenzione, non è l’acqua sporca da gettare, è il bambino da salvare. C’è insomma un individualismo positivo, frutto storico del rapporto stesso fra individuo e società, di una continua interazione, che nonaccetta valori e regole che lo limitino in nome di valori superiori, lo Stato, la religione, la famiglia, etc. L’individuo è sempre sociale, la sua soggettività è sempre intersoggettiva, dai tempi del non fare ad altri ciò che non vorresti fosse fatto a te. Siamo a Kant, se vuoi.Più Cristo che Kant.Da qui parte una linea di individualità sociale che si misura con il resto del mondo, con stato, famiglia, comunità, e riconosce il diritto alla felicità e l’affermazione della libertà del singolo, non la volontà di potenza ma una libertà cooperante e intersoggettiva, compresa quella a una morte ” buona”, liberamente accettata.Che è cosa ben diversa dall’eutanasia fissata dall’alto da uno stato, un potere, un ordine regolatore, sia esso di sinistra o di destra, un sistema o un’economia. Questo richiamo a una vita che trovi il suo stesso sensonella relazioni che la consentono e la caratterizzano non può accettare nè una pretesa sacralità nè un accanimento terapeutico , lascia al singolo il diritto a scegliere il modo e il senso della sua vita possibile, di rispondere alla domanda se questa sia ancora una vita o non sia più tale. in che cosa consiste il suo male?Il punto è questo e fai bene a richiamarlo. Vero che le relazioni che strutturano l’individualità non accettano la pretesa sacralità della vita ma semplicemente perché la presuppongono. La sacralità della vita non è un feticcio ma la semplicissima constatazione che la vita che ci possiede, e non possediamo, ci viene dall’altro e all’altro si consegna. Non è una considerazione che discende dalla fede, è un dato di fatto: non scegliamo noi di venire al mondo, qualcun’altro lo decide; non decidiamo noi di andarcene, lo fa una casualità e una disposizione materiale che tutte le culture umane hanno chiamato con termine diversi ma convergenti nello stabilire che è fuori dalla nostra portata controllare. Il trucchetto, facilmente intuibile, della cultura espressa in questa vicenda è credere di poter giocare d’anticipo, di imbrogliare la morte anticipandola. È un escamotage di così poco respiro che, passami la battuta, non dura neppure lo spazio della certificazione medica, la morte beffa anche chi la deve certificare.Questa illusione, però, che svolazza in apparenza leggera nel campo infinito delle libere opinioni e quindi trova legittimità grazie all’ultimo dio rimasto in attività nella nostra società, il dio dell’opinione pubblica, ha delle conseguenze pesanti sulla materialità del nostro vivere e su quella di migliaia e migliaia di malati e di loro familiari. Questi risultano culturalmente abbandonati, trasformati in parco umano in attesa di smaltimento; fuori da qualsiasi luce; hanno bassissime o nulle performance sociali; relazioni ridotte a comunicazioni di un codice minimale seppure intensissimo che è quello dell’amore. Il mio non è sentimentalismo, l’amore è una forza filosoficamente rilevante ancor prima del cristianesimo. Questi signori non sono solo pre-cristiani e neppure pre-socratici, hanno a che fare con il presente, con un presente modernissimo ed economicamente incombente. Non a caso fanno propri riferimenti costante ai diversi utilitarismi che hanno motivato sì la crescita economica dell’Occidente ma ne hanno anche devastato la facies stravolgendone il senso.Il giorno 14/feb/09, alle ore 10:32, Attilio Mangano ha scritto:caro Riccardo, sia la cultura del sospetto che la la cultura cristiana dell’amore e della pietas fan parte a pieno titolo di un patrimonio e di un assetto mentale. La critica all’utilitarismo, come del resto ancheall’economicismo volgar marxista, mi appartiene, come sai il fatto stesso di occuparmi di immaginari e rappresentazioni, simboli e visioni, mi spinge da tempo a lavorare al di là del paradigma utilitario nelle scienze sociali, dal MAUSS alla cultura del dono . Ma proprio per questo non riesco a capire perchè si sia voluto e si voglia giocare le partite su campi contrapposti. Abbiamo discusso anche in passato sul problema del nichilismo: è davvero il figlio facile della cultura del 68 permissiva e consumista, antiautoritaria e libertaria ? Siamo tutti figli di Sade? Possiamo proseguire ancora su questo tme e ti sono grato per osservazioni e rilievi. Sul blog ieri ho pubblicato il testo di Doninelli, in fondo eravamo partiti da li, e un commento di questa professoressa amica.l giorno 14/feb/09, alle ore 11:39, Riccardo De Benedetti ha scritto:Il testo di Luca è molto bello in effetti. L’ho trascurato, perché la nostra discussione era diciamo di più facile beva… Con quel testo occorre lavorare con più calma e lentezza.CiaoRiccardo

carteggio Mangano-De Benedetti su B.ENGLAROultima modifica: 2009-02-18T00:02:52+01:00da mangano1
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