Antonio Schina, Ipotesi di ricerca sugli intellettuali antimoderati

ANTONIO SCHINAIPOTESI DI RICERCA SUGLI INTELLETTUALI ANTIMODERATI “Tutti devono studiare Antonio Gramsci, un pensatore e uno stu- dioso che gli studenti devono conoscere tra i classici della filosofia del nostro paese” (Sandro Bondi, ministro dei beni cultu- li, alla festa nazionale del PD, 2 settembre 2008) “Io ho fatto colazione, pranzo e cena con Gramsci per trenta anni. Se per un momento prendiamo una pausa, non fa male” (Vincenzo Cerami, ministro-ombra della cultura del PD, ivi) 1.L’assunto è questo: un’intera generazione di intellettuali militanti, intellettuali politici o politici intellettuali, che si possono considerare, con tutte le approssimazioni del caso, un soggetto collettivo, prendendo come elemento unificante l’antimoderatismo, se ne sta andando, senza che vi sia alcuna speranza che rimanga neanche uno straccio di memoria adeguata del loro ruolo o della loro presenza negli anni ’60, ’70, ’80 del ‘900.Al massimo qualche necrologio, più o meno partecipato, più o meno preciso.Poi, più niente.Come del resto prima, perchè era anni, se non decenni, che non si parlava più di molti, della maggioranza di loro.O se di altri si parlava, lo si faceva in termini distorti, di semplice e neutra santificazione o di pura e gratuita denigrazione (quanti cattivi maestri si sarebbero aggirati in questi anni per l’Italia!). 2.Il termine antimoderato va spiegato: se ne potrebbero usare altri, come non regolare, scomodo, non inquadrato, ma questo pare il più efficace.L’espressione è stata usata per la prima volta da Attilio Mangano, nel suo L’altra Linea. Fortini, Bosio, Montaldi, Panzieri e la nuova sinistra, Catanzaro, Pullano 1992.Il termine è stato mutuato da un testo che analizzava i contrasti tra Destra e Sinistra storica all’indomani dell’unità d’Italia e individuava il peso rilevante del trasformismo e del moderatismosulla società italiana, fino ad influenzare pezzi anche rilevanti della sinistra di allora .Si riferisce nello specifico a coloro che a partire dagli anni ’50-’60 del ‘900 hanno in comune alcuni fondamentali elementi medologici.Sono antimoderati coloro che credono e praticano la fedeltà di classe, il primato del soggetto-classe sul predicato-partito, mai fine e semmai mezzo, conoscenza concreta attraverso la pratica dell’inchiesta, lavoro dentro-e-fuori le organizzazioni. Sono antimoderati coloro che provano a realizzare nuove sperimentazioni teoriche e pratiche, fuori da quella che è la posizione consolidata e apparentemente inamovibile del togliattismo, fondata sulla convinzione che vada privilegiato il cambiamento dei rapporti di produzione, senza porsi l’obiettivo del cambiamento dei modi di produzione.Sono antimoderati coloro che hanno la coscienza e la capacità di opporsi a chi vorrebbe depotenziare sempre e comunque tutte le espressioni di antagonismo e di autonomia dei ceti subalterni, tutte le posizioni di riflessione culturale e politica che non si ritrovano in questa linea di pensiero. 3.L’elenco che segue serve anche per delineare il quadro d’insieme.Sicuramente alcuni nominativi saranno stati omessi, per pura dimenticanza o per mancata conoscenza.Altri invece possono apparire fuori posto, perchè a prima vista lontani dal possedere quelle caratteristiche che si sono elencate precedente. Ma se si va ad analizzare con attenzione quanto hanno prodotto, al di là dei pregiudizi di collocazione e di schieramento, si vedrà che una o più di quelle caratteristiche sta proprio come elemento qualificante, anche in personaggi che sembrano lontani dall’antimoderatismo. E poi ci sono altri che sembrano fuori posto nell’elenco, in quanto anche troppo oggetto di attenzione tramite pubblicazioni o clamore mediatico di varia natura dedicate alla loro figura: ma si tratta quasi sempre di pura e semplice santificazione – o se si vuole di neutralizzazione – e il modesto scopo di questo progetto è ben altro, come si dirà in seguito . L’elenco proposto, ovviamente da intendersi come work in progress, è il seguente: Pio Baldelli (1923-2005)Ernesto Balducci (1922-1972)Franco Basaglia (1921-1980)Lelio Basso (1903-1978)Luciano Bianciardi (1922-1971)Bruno Borghi (1922-2006)Gianni Bosio (1923-1971)Aldo Capitini (1889-1968)Cesare Cases (1920-2005)Grazia Cherchi (1923-2005)Camilla Cederna (1911-1997)Giorgio Cesarano (1928-1975)Luciano Della Mea (1924-2003)Danilo Dolci (1924-2007)Franco Fortini (1917-1994)Angiolo Gracci (1920-2004)Ivan Illich (1925-2002)Alexander Langer (1946-1995)Giovan Battista Lazagna (1923-2003)Carla Lonzi (1931-1982)Giulio Maccacaro (1924-1977)Livio Maitan (1923-2004)Stefano Merli (1925-1994)Lorenzo Milani (1923-1967)Danilo Montaldi (1929-1975)Primo Moroni (1936-1998)Dario Paccino (1919-2005)Raniero Panzieri (1921-1964)Giovanni Pirelli (1918-1973)Guido Quazza (1922-1976)Sebastiano Timpanaro (1923-2000) 4. Un testo che può sembrare lontano dall’ambito di questo progetto propone però una chiave di lettura utile: “Il tempo in cui scriviamo è segnato nel profondo dalle morti dei fondatori, dei capostipiti, dei ‘padri’ che scompaiono lasciandoci orrende gatte da pelare. Noi siamo gli eredi di illusioni già evaporate: sappiamo che lo ‘sviluppo’ corre su un binario morto, ma non sappiamo azionare il cambio. Le parole con cui cerchiamo di definire il cambiamento sono ancora negazioni, nate prigioniere del frame avversario (‘decrescita’) oppure si limitano a definirci posteri/postumi di qualcosa….” (Wu Ming 1, New Italian Epic 2.0, p. 6).Occorre allora chiedersi come porsi nei confronti di questi intellettuali antimoderati, nei confronti di quello che pare l’irriversibile processo di perdita o di dispersione della loro memoria.Certo non ha senso l’atteggiamento nostalgico nei confronti dei bei tempi andati e delle conseguenti belle teste che non ci sono più.E’ del tutto evidente che guardare il passato con questo atteggiamento significa come minimo deformare il senso della storia. E’ in tutti i sensi un’operazione inutile di cui non si sente assolutamente il bisogno.Ma ci sono altre modalità di approccio su cui vale la pena di porre l’attenzione. 5.La prima modalità è quella dell’attualità di molte intuizioni, riflessioni, proposte non solo di natura teorica ma anche di natura politica o anche tali per cui i due termini si fondono indissolubilmente.Servono qui alcuni esempi per spiegare questa considerazione.Quando Raniero Panzieri parla del conflitto radicale che è presente nei rapporti di produzione e attacca, a partire da questa analisi, produttivismo e sviluppismo dominanti, pone una questione che percorre ancora, intatta, il nostro tempo.E nella misura in cui lo fa da teorico alto, che è però nello stesso tempo militante politico di base, esprime una posizione assolutamente lontana dai canoni della politica ufficiale del suo e del nostro tempo. Una posizione che, di fronte alla attuale irreversibile crisi della politica, può essere una prospettiva credibile per dare un ruolo ed un senso alla intellettualità diffusa.Franco Fortini parlava, con grande vigore, della necessaria saldatura tra teoria e pratica, cultura e politica: “L’unità tra cultura e politica non è una trovata provvisoria, un matrimonio di ragione”.Fino ad arrivare a sostenere che i due termini sono la stessa cosa.Oggi che la distanza tra cultura e politica è abissale e l’incultura la dimensione essenziale dei politici al potere, porre la questione nei termini radicali di Fortini pare un punto di vista quantomeno da prendenre in considerazione.Come pure è urgentemente necessario ripartire dalla pratica della conoscenza diretta della realtà, dei luoghi e delle persone in carne ed ossa, non per sentito dire o per immaginato a misura dei propri fini, per cui la pratica dell’inchiesta ha un senso preciso, tutto da recuperare (si pensi alla necessità di rileggere Militanti politici di base di Danilo Montaldi ). 6.L’altro aspetto è quello del rapporto con la storia: come scrive Giovanni De Luna (Manifesto, 4.9.2008) pare oggi che non ci sia alternativa tra “l’imbalsamazione del passato e la sua cancellazione”, con una netta propensione per questa seconda opzione.Per cui la scelta è quella di uscire a grandi passi dalla storia.Si può aggiungere che si fa lo stesso con la teoria e più ancora se la teoria è cresciuta, si è sviluppata, si è compiuta in rapporto con la pratica politica. In termine paradossali o se si vuole grotteschi, è quanto emerge dalla citazione iniziale su Gramsci sì – Gramsci no.Ma gli anni degli antimoderati, identificati molto approssimativamente come gli anni di piombo, in realtà sono stati quelli del’impegno sociale e politico di intere generazioni, che vi hanno dedicato passione ed altruismo. Sono anni di forti fermenti sociali, della lotta per ideali oggi tutti regolarmente calpestati. E’ necessario, nei confronti di tutta questa amalgama complessa, contraddittoria, ma ricca di grandi idealità, mantenere, conservare, far crescere una memoria che non sia ricordo ma costruzione mentale elaborata nel presente, mezzo per acquisire orientamento critico e consapevole rispetto alla realtà attuale e di conseguenza capacità di analisi del presente e di progettazione per il futuro. 7.C’è un altro elemento che non può essere trascurato: esiste un luogo in cui sicuramente sta una parte rilevante dei testi prodotti dagli antimoderati, fianco a fianco negli scaffali dei libri e delle raccolte dei giornali e delle riviste.E’ un luogo che resiste da anni al tempo che passa, grazie a chi l’ha curato finora, malgrado l’incuria e l’indifferenza di molti, che più o meno consapevolmente stanno percorrendo la via della cancellazione.Da questo luogo, il Centro di Documentazione di Pistoia, ci sarebbe bisogno che gli antimoderati, con le loro idee e le loro sollecitazioni da usare nel presente, trovassero il modo di uscire e di riprendere le strade del mondo, per trasmetterle a più soggetti possibile.Parrebbe un compito ai limiti dell’impossibile e tuttavia che vale proprio la pena da tentare. 8.L’ipotesi è quella di costruire uno strumento che raccolga questo patrimonio: una collana di guide ai singoli personaggi strutturata in alcune sezioni :- IL PERSONAGGIO da ricostruire tramite una o più narrazioni e/o testimonianze, seguite da una nota biografica, essenziale ma dettagliata;- TESTI/DOCUMENTI: possono essere testi poco conosciuti o inediti o una scelta di brani significativi,una rassegna di interpretazioni;- BIBLIOGRAFIA. DA DEFINIRE :- caratteristiche delle guide (una vera e propria collana autonoma, numeri monografici del notiziario, altro) e dimensioni;- collaborazioni, autori delle guide;- eventuali coedizioni;- possibilità di partecipare con il progetto a bandi per finanziamenti pubblici.

Antonio Schina, Ipotesi di ricerca sugli intellettuali antimoderatiultima modifica: 2009-02-18T22:58:58+01:00da mangano1
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