01/03/2013

fed la sala,GRILLO O BERLUSCONI?! E’ LO STESSO: IL MEDIUM E’ IL MESSAGGIO!!!



http://www.lavocedifiore.org/SPIP/article.php3?id_article=5600
 
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POLITICA, CONFLITTO D’INTERESSE, E "UNDERSTANDING MEDIA" ("GLI STRUMENTI DEL COMUNICARE"). I nuovi media non sono giocattoli e non dovrebbero essere messi nelle mani di Mamma Oca o di Peter Pan.
GRILLO O BERLUSCONI?! E’ LO STESSO: IL MEDIUM E’ IL MESSAGGIO!!! Ri-leggere McLuhan. Una nota - di Federico La Sala
PER L’ITALIA E PER LA COSTITUZIONE. CARO PRESIDENTE NAPOLITANO, CREDO CHE SIA ORA DI FARE CHIAREZZA. PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI ...
venerdì 29 febbraio 2013.
 
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Stimatissimi cittadini-magistrati

"Nella democrazia - come già scriveva Gaetano Filangieri nella sua opera La Scienza della Legislazione (1781-88) - comanda il popolo, e ciaschedun cittadino rappresenta una parte della sovranità: nella concione [assemblea di tutto il popolo], egli vede una parte della corona, poggiata ugualmente sul suo capo che sopra quello del cittadino più distinto. L’oscurità del suo nome, la povertà delle sue fortune non possono distruggere in lui la coscienza della sua dignità. Se lo squallore delle domestiche mura gli annuncia la sua debolezza, egli non ha che a fare un passo fuori della soglia della sua casa, per trovare la sua reggia, per vedere il suo trono, per ricordarsi della sua sovranità"(Libro III, cap. XXXVI).

Tempo fa una ragazza, a cui da poco era morta la madre e altrettanto da poco cominciava ad affermarsi il partito denominato "Forza Italia", discutendo con le sue amiche e i suoi amici, disse: "Prima potevo gridare "forza Italia" e ne ero felice. Ora non più, e non solo perché è morta mia madre e sono spesso triste. Non posso gridarlo più, perché quando sto per farlo la gola mi si stringe - la mia coscienza subito la blocca e ricaccia indietro tutto. Sono stata derubata: il mio grido per tutti gli italiani e per tutte le italiane è diventato il grido per un solo uomo e per un solo partito. No, non è possibile, non può essere. E’ una tragedia!". Un signore poco distante, che aveva ascoltato le parole della ragazza, si fece più vicino al gruppo e disse alla ragazza: "Eh, sì, purtroppo siamo alla fine, hanno rubato l’anima, il nome della Nazionale e della Patria. E noi, cittadini e cittadine, abbiamo lasciato fare: non solo un vilipendio, ma un furto - il furto dell’anima di tutti e di tutte. Nessuno ha parlato, nessuno. Nemmeno la Magistratura!".

Oggi, più che mai, contro coloro che "vogliono costruire una democrazia populista per sostituire il consenso del popolo sovrano a un semplice applauso al sovrano del popolo"(don Giuseppe Dossetti, 1995), non è affatto male ricordarci e ricordare che i nostri padri e le nostre madri hanno privato la monarchia, il fascismo e la guerra del loro consenso e della loro forza, si sono ripresi la loro sovranità, e ci hanno dato non solo la vita e una sana e robusta Costituzione, ma anche la coscienza di essere tutti e tutte - non più figli e figlie della preistorica alleanza della lupa (o della vecchia alleanza del solo ’Abramo’ o della sola ’Maria’) - figli e figlie della nuova alleanza di uomini liberi (’Giuseppe’) e donne libere (’Maria’), re e regine, cittadine-sovrane e cittadini-sovrani di una repubblica democratica.

Bene avete fatto, con la Vs. Lettera aperta ai cittadini, a rendere pubbliche le vostre preoccupazioni e a dire e a ridire che la giustizia non è materia esclusiva dei magistrati e degli addetti ai lavori, ma un bene di tutti e di tutte, e che tutti i cittadini e tutte le cittadine sono uguali davanti alla legge. E altrettanto bene, e meglio (se permettete), ha fatto il Procuratore Generale di Milano Borrelli, già all’inizio (e non solo alla fine) del suo discorso di inaugurazione dell’anno giudiziario, quando ha detto: "porgo il mio saluto, infine, ai cittadini, anzi, alle loro maestà i cittadini, come soleva dire il compianto Prefetto Carmelo Caruso, avvicinati oggi da un lodevole interesse a questa cerimonia, del resto non esoterica nonostante il paludamento, ma a loro destinata"; e, poco oltre, riferendosi specificamente alle "difficoltà che la giustizia minorile incontra", ha denunciato che "il denominatore comune - generatore del disagio donde nascono devianze, sofferenze, conflitti - è rappresentato dalle carenze di un’autentica cultura dell’infanzia, a volte necessitata dalle circostanze, a volte frutto di disattenzione, spesso causata dall’incapacità negli adulti di trasmettere valori che si discostino dall’ideologia di un’identità cercata, secondo la nota espressione di Erich Fromm, nell’avere piuttosto che nell’essere". Da cittadino-magistrato non ha fatto altro che dire e fare la stessa cosa che don Lorenzo Milani, il cittadino-prete mandato in esilio a Barbiana, in tempi di sonnambulismo già diffuso (1965): suonare la campana a martello, svegliare - praticare la tecnica dell’amore costruttivo per la legge e, ricondandoci di chi siamo e della parte di corona che ancora abbiamo in testa, avere il coraggio di dire ai giovani che essi sono tutti sovrani....

Cordiali saluti

Federico La Sala

NOTA:



  LA "PROFEZIA" DI MARSHALL MCLUHAN: NARCISO E LA MORTE DELL’ITALIA. Il "rimorso di incoscienza" di Marshall McLuhan
  Cedere occhi, orecchie e nervi a interessi commerciali è come consegnare il linguaggio comune a un’azienda privata o dare in monopolio a una società l’atmosfera terrestre.



  L’ITALIA (1994-2012), TRE PRESIDENTI DELLA REPUBBLICA SENZA "PAROLA", E I FURBASTRI CHE SANNO (COSA SIGNIFICA) GRIDARE "FORZA ITALIA". In memoria di Sandro Pertini e di Gioacchino da Fiore, alcuni appunti per i posteri



  IL SONNO MORTIFERO DELL’ITALIA. In Parlamento (ancora!) il Partito al di sopra di tutti i partiti.

Federico La Sala (28 febbraio 2013)



CRISI COSTITUZIONALE (1994-2013). GLI APPRENDISTI STREGONI E L’EFFETTO "ITALIA". LA CLASSE DIRIGENTE (INCLUSI I GRANDI INTELLETTUALI) CEDE (1994) IL "NOME" DEL PAESE AL PARTITO DI UN PRIVATO. Che male c’è?!
  BEPPE GRILLO E IL SUO PROGRAMMA: "RIPRENDIAMOCI QUELLE PAROLE"! 2004-2013: otto, nove anni di lavoro culturale e un grande successo politico. Un suo intervento su "la Repubblica" (2004)
  Non è grottesco che proprio chi per vent’anni ha corrotto la forza, l’intelligenza e la reputazione di questo Paese prenda ancora in giro gli italiani al grido di "Forza Italia"? (fls)


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>IL MEDIUM E’ IL MESSAGGIO!!! Ri-leggere McLuhan. ---- Il presidente della Repubblica: “L’Italia non è allo sbando”!!!
28 febbraio 2013, di Federico La Sala
Napolitano: “L’Italia non è allo sbando” “Non c’è contagio, non avendo malattie
«l’Italia non è senza Governo. Monti è in carica e rappresenterà l’Italia al Consiglio europeo di metà marzo prendendosi tutte le responsabilità” E su Steinbruck: “Serve rispetto” *
«Non c’è un’Italia allo sbando e non vedo la possibilità di un contagio perché noi non abbiamo preso nessuna malattia». Lo ha sottolineato il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, al termine dell’incontro con il presidente tedesco Joachim Gauck.
Napolitano ha inoltre ricordato che «l’Italia non è senza Governo in questo momento. L’attuale Governo è in carica fino al giuramento del nuovo e il Governo Monti rappresenterà l’Italia al Consiglio europeo di metà marzo prendendosi tutte le responsabilità necessarie, anche consultando le forze politiche uscite dalle elezioni».
Iin conferenza stampa a Berlino dopo l’incontro con il presidente federale tedesco Joachim Gauck il presidente della Repubblica ha spiegato ch e «Non vedo alcun rischio di contagio: per esserci un contagio deve esserci una malattia e noi non abbiamo preso nessuna malattia. C’è da gestire un risultato elettorale complicato, c’è stata frammentazione e contrapposizione, ma non può accadere che per avere un risultato che ci lasci più tranquilli si faccia un accordo a tavolino sul risultato». E ha aggiunto:«Si è espresso liberamente il popolo, questa è la legge della democrazia, dobbiamo confrontarci rispettando la volontà degli elettori»
«Ci sono degli adempimenti da rispettare» come la verifica degli eletti, la nomina dei presidenti delle Camere e la composizione dei gruppi parlamentari: «Quindi non vedo quale sia la possibilità di una accelerazione». Così Napolitano ha risposto ai giornalisti su una eventuale accelerazione della formazione del governo.
Tornando sull’episodio di ieri che lo ha costretto ad annullare un incontro con il candidato premier della Spd, Peer Steinbruck, che aveva detto «In Italia sono stati eletti due clown», Napolitano ha detto che «Ognuno è libero di pensare dentro di sé quello che vuole, ma quando si parla di cose che riguardano libere elezioni di un paese amico, bisogna essere molto ponderati nei giudizi e non deve mai venire meno una regola di discrezione e rispetto». . «È stato uno spiacevole imprevisto», ha aggiunto Napolitano.
Al termine dell’incontro, Napolitano ha ricordato che «L’Italia non potrà non seguire la strada della costruzione europea» facendo anche «la sua parte di sacrifici» e su una strada europeista «sono convinto che continuerà ad operare anche il futuro Governo».
* La Stampa, 28/02/2013
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> IL MEDIUM E’ IL MESSAGGIO!!! Ri-leggere McLuhan. ---- Il web si ribella a Grillo. Guido Cavallari è più diretto: «Beppe non tirare troppo la corda. Il Paese è nella tempesta. È ora di governare (...)» (di Toni Jop).
28 febbraio 2013, di Federico La Sala
Il web si ribella a Grillo
Proteste dopo gli insulti a Bersani. Il leader Pd: lo dica alle Camere. Monti: meglio M5S del Cav
Ma sul blog scoppia la rivolta: «Beppe, stai sbagliando»
di Toni Jop (l’Unità, 28.02.2013)
Accade semplicemente che il voto sia andato a bussare al portone del suo referente e che gli stia dicendo: ti ho sostenuto, ma se fai le bizze di fronte a una proposta di collaborazione di governo senza andare a vedere le carte, la festa appena cominciata è già finita, atsalùt. Non c’è trucco, non c’è inganno, è tutto vero: in queste ore sul blog del Grande Imbuto sta maturando un evento biblico, imponente per dimensioni - i post sono migliaia e migliaia - e eccitante per la ricchezza dei piani di confronto lungo i quali si incollano le comunicazioni. La stragrande maggioranza degli scriventi si rivolge direttamente a Grillo, ma non sono pochi quelli che si rivolgono proprio a questa tormentata audience per avvisarla, per strigliarla, per rimetterla sulla retta via, evidentemente «tradita» da questa nuova, corale, potente disponibilità al dialogo con l’odiato, disprezzato Bersani, con il cadavere putrefatto di quel partito che si chiama Pd. Così, sotto gli occhi del Capo assoluto, si consuma questa confessione di massa, che si snocciola ai piedi di un suo post, il Post dei Post, in cui il leader del Pd viene definito «morto che parla», e più avanti liquidato come «lo stalker politico», uno che infastidisce le persone perbene con offerte offensive.
FUOCHI D’ARTIFICIO
Folklore grillino, simile a quello del Bossi degli anni verdi, ma che forse nasconde intenzioni meno folkloristiche del linguaggio con cui sono vestite. Comunque vada, Grillo non può rinunciare ai suoi fuochi d’artificio, in troppi lo rimprovererebbero per il suo «imborghesimento». Poi, se trattativa ci deve essere, pensa, è bene che questo avvenga al punto più basso per il Pd, è cioè quando Bersani sia in ginocchio; qualunque concessione, qualunque cedimento al realismo che imporrebbe l’ascolto suonerebbe un tradimento delle trombe di Gerico che Grillo ha suonato durante tutta la campagna elettorale: predicava il bombardamento di Dresda, non una nuova stagione di intese. Per questo, forse, sbatte intanto la porta davanti al «morto». Il problema è che, a quanto pare, la grande maggioranza di chi usa quel suo blog - il salotto privato che lui da sempre mette a disposizione del suo pubblico elettore - vorrebbe riaprire quel-la porta proprio mentre lui la sta chiudendo.
Tira e molla, sì, ma da ascoltare perché è istruttivo e dice molte cose di chi lo ha votato, di chi ha votato le sue trombe, del perché lo ha fatto, e di cosa si aspetta si faccia ora con quel voto e di che cosa possa fare quel voto se la sua postilla non sarà accolta, presa in considerazione. In parole povere, questa pioggia scrosciante di post pone a Grillo un problema, inedito fin qui in queste dimensioni, su un terreno che il capo detesta: quello del potere, il suo. Chi è lui e chi sono i suoi elettori: fino all’altro ieri erano una cosa sola, adesso molto meno.
«Ok, ci siamo, è ora di combinare qualcosa di buono.Personalmente un “governo di scopo” con pochi punti ben chiari si potrebbe fare, vorrei proprio sentire che scuse trova il Pd di fronte ad una legge riduce i costi della politica o che regolamenta il conflitto d’interessi. Se accettano si va finalmente avanti, se rifiutano si scavano definitivamente la fossa»: così sbotta Marco Santinon, per lui la trattativa è una possibile tagliola per la sinistra, e va usata in questo senso; è chiaro che per questa via il militante ritiene di portare, ancora, la sinistra ad accettare o a rinnegare, sottoscrivendo o meno quelle proposte operative, il proprio format culturale; per questo, anche, vuole che il capo vada a vedere. Intelligenza tattica.
ATTENTO, È UN’OPPPORTUNITÀ
Guido Cavallari è più diretto: «Beppe non tirare troppo la corda. Il Paese è nella tempesta. È ora di governare la barca. Abbiamo l’occasione di dettare le regole per cambiamenti importanti che molti del Pd condividono. Se si manda a monte questa opportunità si rischia di consegnare il Paese allo psiconano»; ed è chiaro che l’autore del post non sta proponendo inciuci o banali giochi di facciata: lui sa che nel Pd ci sono le sensibilità per costruire, su una piattaforma definita, preziose sintonie. Insieme, quel «Beppe non tirare troppo la corda» è un gesto forte al cospetto del grande Capo, un avvertimento, quasi minaccioso. Un tono ripreso molte volte, da Alberto Coluccia, per esempio: «Grillo è ora di saltare a casa. Se vuoi imporre la tua presenza diventi come i capi partito. E alle prossime elezioni non avrai il mio voto. Bersani e il Pd sono marci ok ma se tendono la mano sulle riforme del movimento vale la pena votare la fiducia e metterli alla prova, se non si va avanti, legge elettorale e tutti alle elezioni»; di nuovo la questione del potere: stanno rimproverando Grillo di imporre la sua presenza; ricordano che lo slogan del capo dice altro, e cioè che «uno vale uno», senza eccezioni. Non pochi si muovono lungo questo fronte in aperta rotta di collisione col leader padrone e suggeriscono vie alternative alla Rappresentanza unica: «Caro Beppe anche tu hai chiuso, il megafono è giusto che ora si spenga e che il movimento si esprima autonomamente via web su cosa fare: Referendum on line!!!!!!!!!!!»; così spariglia Maria A. E lo fa impugnando proprio l’attrezzatura che Grillo aveva promesso ai suoi, senza mai rispettare la parola data. Lo farà? Nell’incertezza, Vito Lanci avvisa: «Se Beppe non la pianta di fare il supereroe delle cause perse invito tutti alla riflessione. Il movimento non deve morire ora che sta imparando a camminare», e aggiunge che se non verrà aperta quella porta il suo voto e quello di tanti altri prenderanno altre strade.
SOSPETTO INFILTRATI
Logica stringente, servita fredda da atti di vera e propria insubordinazione di fronte all’autorità costituita. Insolito. Qualcuno la prende male, ci vede le tracce di una invasione aliena, Pd nel caso, tesa a sovvertire la felice pax post elettorale del Movimento: «Chi critica Beppe, o non ha mai seguito ciò che ha sempre detto fin dal 2009 (niente alleanze), oppure è un infiltrato del Pd», sentenzia Massimo P. E siamo già nella pancia di un sommovimento che mette in discussione la sincerità - predicata da Casaleggio - del Santo Web. Vogliono, i moltissimi contestatori, che il Movimento si misuri con Pd e Sel su argomenti chiave: il conflitto di interessi, la lotta alla corruzione, il finanziamento pubblico ai partiti, il reddito di cittadinanza, la riforma elettorale. Tutta farina del sacco della sinistra: non hanno torto a voler andare a vedere.
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> IL MEDIUM E’ IL MESSAGGIO!!! --- Salvatore Settis: «Non basta allearsi. La sinistra si sieda a un tavolo con Grillo per rileggere insieme la Costituzione».
28 febbraio 2013, di Federico La Sala
Fo, Asor Rosa e Hack: i «pontieri» dell’intesa *
ROMA - Felice del risultato elettorale ottenuto dal Movimento 5 Stelle, Dario Fo aveva auspicato a caldo che il suo candidato Beppe Grillo acconsentisse all’appello alla collaborazione lanciato da Pier Luigi Bersani. Ieri altri intellettuali di area sono intervenuti per condividere una prospettiva di esecutivo Pd-M5S.
Sull’Unità, l’astrofisica Margherita Hack spiega che «da queste elezioni potrebbe uscire il governo più forte che ci sia mai stato negli ultimi anni», perché, se quello che dice Grillo «non sono chiacchiere», «i grillini vogliono molte cose che vuole anche il centrosinistra». La Hack boccia come «impossibile» una grande coalizione con il Pdl, e per Monti vede un ruolo da «opposizione intelligente». Sempre sul quotidiano fondato da Gramsci, il direttore Claudio Sardo dichiara il suo «No, il governissimo no», e sottolinea che «la riproposizione della strana maggioranza (tra Pd e Pdl, ndr) sarebbe un suicidio per il Paese e per le stesse istituzioni».
Su il manifesto anche il professor Asor Rosa respinge come «catastrofica» un’ipotesi di grande coalizione con il centrodestra, sperando invece in un governo guidato da Bersani, senza Monti («non sappiamo che farcene di lui e della sua agenda») e basato sul confronto programmatico con il M5S. E un invito simile arriva all’Ansa dall’ex presidente del Consiglio superiore dei Beni culturali, Salvatore Settis: «Non basta allearsi. La sinistra si sieda a un tavolo con Grillo per rileggere insieme la Costituzione».
* Corriere della Sera, 28.2.13
 

27/02/2013

Sergio Falcone, Anarcomedia,Propaganda e uso pubblico della storia

[anarcomedia] Propaganda e uso pubblico della storia



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Propaganda e uso pubblico della Storia


“Se la Storia è racconto di fatti realmente accaduti, e dunque un incessante sforzo di avvicinamento alla verità, è chiaro che nessuno storico può accontentarsi di verità imposte (da chiese o partiti, o magari da conventicole di varia natura e portata) né di giudizi dati, insomma di idee ricevute o di tradizioni…” (cfr. A. d’Orsi, Piccolo manuale di storiografia, Bruno Mondadori, 2002, p. 155).


La Storia come strumento militante atto ad essere proficuamente utilizzato nell’agone politico del momento (se non addirittura come “merce” per finalità prosaiche) non è più una novità. Insomma, chiunque può entrare nel supermercato della Storia, prendere dagli scaffali ciò che gli serve e spenderlo a suo piacimento sul mercato della politica. Succede che le ombre lunghe e i miti del Novecento, di fatti memorabili e traumatici, di esperienze brevi ed esaltanti, si proiettino sul presente reclamando impossibili continuità o assurdi tempi supplementari. Accade così che storici “organici” a partiti politici o organizzazioni sindacali “egemoni” si prestino – nel solco di una consolidata tradizione novecentesca della militanza politica di sinistra – a subordinare il proprio lavoro di ricerca storica alle esigenze degli uffici di propaganda; ossia di narrazione compiacente cucita su misura del Principe committente e per illustrarne le epiche imprese.
E’ quanto sta accadendo in quest’ultimo periodo in cui la CGIL da un lato e lo storico Vito Antonio Leuzzi dall’altro stanno cercando – occultando dati e documenti –di “addomesticare” una vicenda storica tanto tragica quanto significativa. Ovvero la disperata difesa della Camera del Lavoro Sindacale (USI) di Bari.
E, come spesso avviene, la mistificazione storica è operata attraverso l’omissione di alcuni, importantissimi, dati … a cominciare dal numero delle Camere del lavoro che – a Bari – nel 1922 erano due.
La prima era la Camera del Lavoro Confederale (ovvero quella della CGdL filo socialista) ubicata in via Piccinni; la seconda, situata in pieno centro storico, era la Camera del Lavoro Sindacale, ovvero dell’Unione Sindacale Italiana che – il 19 ottobre 1921 – in seguito al “voltafaccia” elettorale di Giuseppe Di Vittorio e la sua elezione a deputato nella fila del PSI uscì dall’USI e si proclamò “autonoma” pur confermando un noto esponente anarchico (Camillo Solonna) come vice segretario.


Patrizia Gioia,I Generosi giovani leoni

I Generosi giovani leoni        di Patrizia Gioiabattello.jpeg

Camminare lentamente nelle stanze di palazzo Reale come in un freddo boulevard invernale, per incontrare i giorni lontani di una furiosa Parigi capitale d’Arte, capace di accogliere e di offrire fama e fame a giovani donne e uomini che arrivavano da ogni parte del mondo, attirati sin lì dalle ali di una instancabile giovinezza.

Non solo i luoghi fanno noi, ma anche noi facciamo i luoghi. Arriva un momento nella vita che questa invisibile relazione si fa realtà e ti trovi ad essere dove mai avresti pensato, ma dove puoi dirti non lontano da alcun luogo che tu non conosca. Una magia che a volte salva, a volte uccide.

In questa mostra, intensa ed evocativa, sono davvero loro che si raccontano: gli artisti, che più che maledetti, qui evocano senza pudore la loro struggente incapacità di stare a fronte a quello che come animali già presentivano ( e che poeti come Rilke già descrivevano) , una pazzia alimentata da miseria, da violenza, da gelo e dalla menzogna che la grande città iniziava a offrire a parvenza di buona ospitalità; in realtà iniziava ad imprigionare in gabbie d’oro quelle giovani anime che più di altri ne avevano annusato l’odore velenoso; loro avvicinavano assenzio al cuore per non sentire il dolore di quello che stavano perdendo, la vera libertà, gioia senza potere alcuno. Ma l’oro è anch’esso una magia, a volte salva, a volte uccide.

Quello che più mi ha colpito in questo grande numero di “firme” sono proprio loro, le firme.

Quella di Utrillo è la più commovente, delicata e composta racconta quello che chi la scriveva non sapeva essere, ma avrebbe voluto vivere. Un figlio amato, con una madre e un padre contenti di ballare la domenica in quei “moulin” all’aperto e di tenerlo per mano, accompagnandolo sereno dentro le infinite chiese che disdegna come utero, ma che tenace dipinge bianco per il disperante bisogno di saperlo non per sempre perduto. Utrillo e Modì, due che si tenevano sù, l’un l’altro, ubriachi di una vita che non sapevano più dov’era, uno l’aveva perduta già in grembo, l’altro lasciata in Italia, la bella sua Italia.

Anche Soutine si racconta nella piccola calligrafia che a volte sproporziona violenta, manata di colore arroventata per bruciare di quel fuoco che aveva dentro e che cercava solo amore, ma come trovarlo se non sai come è fatto? Così stava accanto per giorni e notti a carcasse di manzo e di conigli, aspirando odori irrespirabili come a cercar consiglio e sbirciare in quelle ossa frantumante uno sguardo possibile, oltre l’invivibile che aveva ricevuto da bambino.

E poi si fanno la guerra tra loro, la fama che arriva con il danaro non da tregua a chi la riceve per primo; non era di quello che speravano i giovani leoni, ma sono stati generosi, ci hanno svelato tutti i tradimenti della storia, a saperli ascoltare non saremmo caduti nel capitale, capitale dove anche l’arte non ha più casa e storia. 

i semi della gioia

www.spaziostudio.net

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