24/01/2012

Foucault e la libertà passiva.



DOMENICA 22 GENNAIO 2012

PerParlare 8. Foucault e la libertà passiva.

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La libertà, come sappiamo, non esiste in quanto "assoluto": lo si sapeva molto chiaramente "tremila anni fa", ad Occidente ma, ancor di più era chiaro ad Oriente.






Il problema è che abbiamo rimosso questa "verità", anche nelle quotidiane web-chiacchierate agiamo e parliamo (nel senso performativo di Austin) "come se" fossimo liberi di "agire".

Tutta la filosofia "positiva" (e anche quella negativa) ha prodotto i propri discorsi obliando questa "(meta)verità" che facciamo finta di riconoscere.

 Nessuno di noi è "libero" ma sempre "prodotto" da "immagini del pensiero" (per dirla con Deleuze) che risultano essere l'intersezione contingente di diversi livelli (ontico, sociale, comunitario, transgenerazionale-per tirare in ballo Abraham e Torok-,ambientale, climatico, etc...).

Questi livelli ci "abitano" stabilendo quelle attualità che nelle diverse epoche chiamiamo "verità": a livello di esistenze singolari e a livello gruppale (direbbe Bion).

Quello che Foucault ha inteso, con una radicalità assoluta, è che queste "immagini del pensiero" rendono assolutamente illusorio il concetto di "umanesimo": non esiste nessun soggetto in grado di pensare quelle "soluzioni" ultime che tutti cerchiamo.

Non almeno nel senso del "libero pensatore disincarnato" che guardo il mondo con "occhio puro".

Il soggetto è sempre assoggettato su un "piano di immanenza" che lo determina ontologicamente.

A differenza dei pensatori precedenti, Foucault, ha cercato attraverso un'analitica critica di mettere in discussione (nel senso psicoanalitico di "verbalizzare" -e questo Agamben l'ha ben compreso- le "immagini del pensiero", di cui sopra parlavo, che ci "abitano-determinano" in maniera inconsapevole rendendo la nostra libertà una semplice "coazione a ripetere".

L'assunto di partenza fatto proprio da Foucault, cioè che non esista nessuna verità trans-storica (io direi a parte Una...), se radicalmente "presa in carico", lascia alla filosofia un Unico compito: quello di preparare il "terreno", epoca per epoca", affinchè maturino le condizioni necessarie al mutamento di quei paradigmi (le "immagini") che ci determinano inconsapevolmente.

Una lettura laica dell'escatologia? Una mistica dell'Alterità? Forse una presa d'atto che "faremmo molto di più imparando a fare di meno". E una radicale critica di certe declinazioni tardo-moderna della téchne. Una risposta "passiva" a problemi "attivi". Molto in linea con Foucault, non sembra?

Pubblicato da EffeEmme a 00:25

16:04 Scritto da mangano1 in mi ricordo che | Link permanente | Commenti (1) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

CENT'ANNI DI SOLITUDINE AD ALTA VOCE

CENT'ANNI DI SOLITUDINE AD ALTA VOCE
EDIZIONE 2012

lettura integrale del capolavoro di Gabriel Garcia Marquez
nel cortile Alce Nero di Cascina Macondo
due giorni ininterrotti con i Narratori di Macondo e altri lettori appassionati

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INGRESSO GRATUITO - PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA
sabato 24 marzo 2012-appuntamento ore 10.00 (sino alle ore 24 circa - 14 ore)
domenica 25 marzo 2012 - (inizio ore 10.00, fine lettura alle ore 23.00 circa - 13 ore)


LETTURA ALL'APERTO NEL CORTILE ALCE NERO
(in caso di pioggia nel Salone Gibran di Cascina Macondo)

 
Portarsi materassino, coperta o sacco a pelo,
un maglione pesante e, chi vuole, un seggiolino o una sedia personale.
Per tepore e compagnia un fuoco nel braciere sarà acceso durante le letture.
 
 
I LETTORI CHE A TITOLO GRATUITO INTENDONO PRENOTARSI A LEGGERE
DOVRANNO INVIARE LA LORO ADESIONE
INDEROGABILMENTE ENTRO IL 10 MARZO
a ciascun lettore verrà comunicato via email il brano che dovrà leggere

I lettori, se lo desiderano, potranno farsi accompagnare da uno o più musicisti
(qualsiasi strumento) che essi stessi avranno scelto fra le loro conoscenze,
e provvederanno autonomamente a "coreografare" il loro personale intervento.

 
UN INVITO PARTICOLARE AI POETI HAIKU
Gli Haijin che desiderano inviare i loro haiku ispirati  al mondo di Cent'anni di Solitudine
e di Garcia Marquez dovranno farli pervenire entro il 10 MARZO
Gli haiku selezionati potranno essere letti solo
personalmente dagli autori presenti all'evento
 
L'INIZIATIVA È ADATTA  A TUTTI
Per il pubblico non è obbligatorio l'ascolto di tutto il romanzo.
Alcuni capitoli sono sufficienti per far conoscere e amare questo libro.
Coloro che vogliono partecipare solo come spettatori e ascoltatori
possono prenotare entro il  10 MARZO  (ma ricordiamo che i posti sono limitati)
indicando il giorno (o i giorni) in cui intendono presenziare.

 
Il romanzo "Cent'Anni di Solitudine" di Gabriel Garcia Marquez
è stato suddiviso per l'occasione in 60 brani, ciascuno della durata di 15 minuti circa.
Se saranno 60  i lettori prenotatisi a leggere, ogni lettore leggerà un brano.
Se i lettori saranno meno di 60, ad alcuni verranno attribuiti due o più brani. 
Si prega il lettore di fornire la massima disponibilità nell'arco della due giorni.
Una lettura ininterrotta necessiterebbe di 15 ore.
Abbiamo previsto nelle due giornate 23 ore.
Le 8 ore in più vanno a coprire i momenti delle pause, del caffè,
degli spuntini, i passaggi da un lettore all'altro, la lettura degli haiku.
A fine febbraio, sapendo esattamente quanti lettori si sono iscritti a leggere,
potremo inviare a ciascuno il brano, o i brani, da leggere.
 
 
per chi viène da lontano c'è la possibilità di pernottare prèsso la Foresterìa
"Tiziano Terzani" di Cascina Macondo a còsti di Bed&Breakfast.
Clicca sul seguènte link:
http://www.cascinamacondo.com/index.php?option=com_content&view=article&id=331:la-foresteria-di-cascina-macondo&catid=102:news&Itemid=90

 
Hai scritto un saggio, un articolo, una tesi, una ricerca
su Cent'anni di Solitudine o sul mondo letterario di Gabriel Garcia Marquez?
Se vuoi condividerlo con noi, invìacelo in formato  .doc
Lo pubblicheremo sul sito di Cascina Macondo.


CLICCA QUI PER VEDERE I DETTAGLI DELL'INIZIATIVA



VEDI ANCHE
UNA PAGINA PER VELA E VIA COL VENTO...

Francesco Leonetti Tre delle "Poesie scelte 1942-2001"

dal blog MOLTINPOESIA

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Francesco Leonetti
Tre
delle "Poesie scelte 1942-2001"



Riassunti mondiali (1994)

1.
I corpi in trincea a buchi / bombardati da velivoli.
E quindi si solleva in su / la crosta terrena stessa.
È lava rossa, espansa; / è movimento come in noi, si esulta.
Ma per bloccare l'impeto / caldo umano sono scaricati
addosso i massi giù / dai mostri meccanici in cielo.
Oh non c'è un bel essere / diabolico fra noi capace
di rispondere ribelle e / battere l' irragione al dominio.

2.
Qui c'è solo la cosa del lavoro e la foia.
Ma stiamo per ore allo schermo mirando.
Le giostre, le sfide, con camere addosso.
Da vedenti. Il caracollante occidentale
attacca coi suoi fendenti a spada corta.
L'altro d'oriente col sandalo pesta fango:
per levare gli schizzi fulminei nella cura
di percezione del dettaglio trasversale
durante i sobbalzi dei passaggi continui.
La stilla infine all'occhio acceca quello ...
Ma non era che un' ombra, una sagoma esposta:
si ripresenta, duplicata presenza, il cavaliere
    dell' occidente e un musulmano è in campo.
Qui si combatte a pezzi per le lunghe notti.
Solo il guardare i grandi ci è concesso.
Ahi mai nessuno muore fra i campioni presto.

3.
Vengono i mali giù dai mostri meccanici in cielo.
Un bell' essere diabolico non c'è più in noi indigeni.




La vecchiezza (2001)

Un nome in mente non torna più bene ... È scarsa la
compattezza del pene.
Di rado l'escremento mostra valore. Il cuore palpita come
in amore ...
Più volte l'udito non sente ... Eppure il tutto è ancora
di adolescente.
Come di chi non ha vissuto quasi niente. Anche se insorge il
disincanto:
non si scorge più nulla di grande ... Né ci conviene affaticarci
    avanti         .
    Si sa che la vita è un composto di spinte e di parole che sono dita         .
e un dì si torna alla resa, molecole nel vento, materia estesa     .
Oggi il sussulto di male che induce il pensiero mortale
presenta il poi come un umus, con l'antica saggezza: il fiume
oscuro (nulla è detto), il sogno di un fiore, lo smarrimento puro ...
Ma non si tocca la rinuncia che è radicale: l'illusione dura.
lo non sono, non c'è il mondo, tutto è un'onda ...
Ma mi piace quest' ombra.
Non si alzerà più il sole, se così succede un giorno, se si vuole ...
Ma mi piace ancora una donna. Mi curo. E corro;
poi mi appoggio al muro.
E resta che il padrone, che il potere, che l'irragione, vincendo,
mostra che il fme non è affatto il nostro ... Noi peschiamo dentro
il tutto errante, in un insieme - e è questo il solo senso.

Il piede

Questo il mio
bellissimo potente piede;
rotto piagato appoggiato esposto.
Oh che puzzo!
Sono un perdente,
un ribelle infame al dio del denaro.
Amen.
Vengo dal campo dei villani fottuti,
degli insolenti operai, degli intellettuali di merda.
lo con questo,
con questo calciavo all'inferno
i signori e i padroni e i ministri del dio.
E ora, dove è andato il mio piede invitto? Oh meschino!
Non è più grande, non ha un fine,
non ha neppure un seggio.
C'erano una volta i Saraceni, Attila, i Gialli;
ci risaremo noi, ritornati un dì
nel millennio terziario di bancate globali.


* Le poesie sono tratte da Francesco Leonetti, Sopra una perduta estate, a cura di Aldo Nove, NO REPLY Editore 2008

Nota biografica

Francesco Leonetti è nato a Cosenza nel 1924. Nel 1955 ha fondato insieme a Roberto Roversi e a Pier Paolo Pasolini la rivista Officina. E' stato vicino alle posizioni del Gruppo 63. Nel 1964 fu eletto segretario del gruppo italiano (Vittorini, Moravia, Pasolini, Calvino) per un giornale internazionale di scrittori che non ebbe sviluppo. Professore di filosofia, ha lavorato in biblioteche emiliane e in case editrici; è stato anche attore. E' poi stato condirettore della rivista Alfabeta. Ha pubblicato libri di poesia: La cantica (1959), In uno scacco (1979).
Tra le opere di narrativa e saggistica: Fumo, fuoco e dispetto (1956), Conoscenza per errore (1961), L'incompleto (1964), Tappeto volante (1967), Irati e sereni (1974), Campo di battaglia (1981). Nei suoi testi ha dato stimolanti analisi del complesso rapporto letteratura/politica, mentre a livello espressivo ha cercato di restituire lo scindersi e l'automatizzarsi della coscienza nella società contemporanea.