29/06/2012

Attilio Mangano,Gli amici


GLI AMICI
Gli amici della prima giovinezza
erano due, il primo della classe
e il bello della scuola, fortunati
nella vita e in amore. Io ero goffo
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ma godevo del loro saper fare,
imparando qualcosa tutti i giorni,
senza invidia ma con naturalezza
accettato dalle loro ragazze.



Forse il merito fu della poesia,
del mio sapere scrivere qualcosa
di diverso, della strana allegria
che contagiava uno stare al mondo
senza rancori e senza stare in posa.

Le prime sbronze alle feste da ballo
con dei liquori dolci e lo speciale
assenso di complicità ballando
se lei ci stava e si stringeva stretta,
era segreta la prova del nove.


Piccoli giochi, libertà sessuale
sul corridoio o sul balcone quando
faceva il primo buio della sera.
Uno di noi di guardia e l'altro fuori
ecco la storia di quei primi amori.,




Lorenzo Strik Lievers,SCUOLA/ Non abbiamo bisogno di "piccoli storici" ma di bambini curiosi

SCUOLA/ Non abbiamo bisogno di "piccoli storici" ma di bambini curiosi

 

Lorenzo Strik Lieversall'asilo.jpeg
 
 
mercoledì 27 giugno 2012

 
Va letta con attenzione la parte dedicata alla storia nella bozza delle nuove Indicazioni nazionali per il primo ciclo di istruzione. Una storia esemplare, verrebbe fatto di dire: aiuta a mettere a fuoco questioni cruciali per la scuola italiana. In quanto tale val la pena di considerarla.

Non posso qui, naturalmente, riassumerla in modo analitico. Fra gli aspetti positivi è l’ampia libertà che riconosce agli insegnanti nell’articolare il percorso fra le classi e nel determinare gli aspetti del processo storico sui cui soffermarsi maggiormente e, soprattutto, sui metodi didattici da adottare (sparisce anche l’obbligo, assai discutibile a mio avviso, di dedicare i primi anni alla costruzione-formalizzazione dei concetti di tempo e simili). Ma quel che più colpisce è l’attenzione preminente al rapporto con la storia “esperta”, quella degli storici, alla “storia come campo disciplinare”, come subito si enuncia in apertura.

Si parte con alcune considerazioni su cos’è la storia per gli studiosi, e considerando che nella scuola va portata la “storia generale” si svolgono considerazioni circa la sua natura e i suoi temi nel contesto della storiografia, in termini di storia sia mondiale che italiana. Quanto ai metodi e alle finalità culturali e formative che si assegnano all’insegnamento, si parla di “attività laboratoriali che formino le abilità metodologiche di uso delle fonti, le abilità di usi dei testi e le abilità di formazione di sistemi di conoscenze”. Si dà poi rilievo al fatto che “la storia si apre all’utilizzo di metodi, conoscenze, visioni e concettualizzazioni di altre discipline” come la geografia e l’educazione linguistica. E ci si sofferma sul contributo che la storia può dare all’educazione al patrimonio culturale e alla cittadinanza attiva; per costruire la quale hanno un ruolo decisivo “gli apprendimenti metodologici, la cultura storica, il pensiero storico promossi dall’insegnamento”. Posto questo inquadramento, obiettivi di apprendimento e competenze da raggiungere lungo il percorso scolastico sono interamente definiti in ragione di un progressivo accrescimento delle capacità di padroneggiare metodi, strumenti e forme di pensiero propri della storiografia.

Normale, scontato un simile impianto? Può apparirlo: è in definitiva la medesima filosofia che, variamente modulata, ha ispirato programmi e indicazioni dal 1985. Al centro la disciplina, obiettivo portare i bambini e i ragazzi a usarne e comprenderne metodi e strumenti concettuali. E però... Se per un momento provassimo a mettere al centro dell’attenzione il bambino, come è fatto, chi è? D’un tratto ci renderemmo conto di una contraddizione: che le discipline cui guardiamo come modello e traguardo sono pensate da e per adulti; sono espressioni di un pensiero da e di adulti. Mentre è evidente che i bambini hanno forme di pensiero diverso da quello adulto. Un pensiero, ormai lo si sa, e basta solo osservare e ascoltare, capace anche di straordinarie acutezze, intuizioni e comprensioni; ma per vie, appunto, altre.

Se è così, allora, invece che quella di portare il prima possibile i bambini alla storiografia “degli storici” – adulti, appunto − la preoccupazione prima non dovrebbe essere quella proporre ai bambini una storia, un rapporto con il passato umano, concepiti in forme che essi possano appieno pensare? Che sarebbe la via per rendere la storia “bella”, appassionante, viva, insomma “piena di senso” per loro. Tale dunque, oltretutto, che con il maturare fisiologico − nel tempo − di un pensiero via via più adulto essi fossero poi indotti ad applicare con entusiasmo questo “nuovo” pensiero a un campo di conoscenza, quello storico, che sentirebbero come fascinoso.

Giacché poi, in definitiva, la grande questione culturale e direi quasi ormai antropologica, in quest’ambito, è il generalizzato disinteresse e così spesso disgusto, o comunque ignoranza, dei giovani per la storia e per la dimensione storica. Tanto che verrebbe fatto di dire che il primo, e centrale, e decisivo obiettivo nei primi gradi di scuola dovrebbe essere non tanto di far lavorare i bambini come degli storici, ma di suscitare, o piuttosto non disperdere in loro il gusto e la passione per il rapporto con il passato umano. Obiettivo che, guarda caso, la bozza delle indicazioni non evoca neppure...

Vero che, secondo la nota tesi di Mattozzi, uno degli autorevoli autori del testo, vi si dice che nella scuola primaria ci si deve concentrare sui quadri di civiltà, per passare solo dopo ai processi, alle trasformazioni e agli eventi, in funzione dell’evolvere delle capacità con l’età. Ma questo non tocca il cuore della questione. Per evocarne solo l’aspetto più evidente: si pensi a quel che spiega Bruner (ma già lo diceva Rudolf Steiner un secolo fa), che fino a una certa età il bambino pensa con un pensiero narrativo; o si pensi al gusto, alla passione dei bambini per le storie. Non ne deriva la necessità “ovvia” di proporre la Storia come intessuta, fatta, intrecciata di storie? insomma come “una storia” (vera!). Storie da raccontargli, o da fargli ricostruire, a partire dall’esplorare documenti (strumenti, allora, non scopi dell’azione didattica), e far loro raccontare, e magari recitare e giocare, o disegnare e dipingere... Storie fatta di uomini e donne, con cui stabilire un rapporto, un’“amicizia” , con cui identificarsi, di cui immaginare il volto e le vicende....

Un esempio, dicevo all’inizio. Perché il discorso può valere per tutte le aree disciplinari. È, forse, la questione di fondo della scuola. Proporre i saperi secondo categorie di pensiero adulto, che non dicono nulla ai bambini, o mettere al centro il modo di pensare del bambino, e dunque forme di sapere che lo possano entusiasmare?

A proposito: avete mai visto un sussidiario per la scuola primaria che un bambino apra e abbia voglia di leggere?

 

MICKY,Le donne 50enni sempre più vitali, anche sessualmente(

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Le donne 50enni sempre più vitali, anche sessualmente(
Posted by miki85 on aprile 18, 2012
Le donne italiane sono sempre più attive e piene di vita sia quando fanno le nonne che nella vita sessuale. Le cinquantenni di oggi sono diverse dalle loro madri. La conclusione della fase di vita riproduttiva apre la porta a un altro ciclo altrettanto importante e le donne di oggi non si lasciano andare ad atteggiamenti rinunciatari.
”Ormai in Italia meta’ delle donne tra i 55 ed i 64 anni e’ nonna, contro il 37,9% degli uomini. Si sono sposate giovani e hanno avuto figli presto, oggi le ‘over 50′ sono nonne molto attive”. Lo spiega, dati Istat alla mano, Emilia Degennaro, responsabile dell’ente di formazione e di analisi dei comportamenti BBC, intervenuta oggi alla presentazione dell’indagine sulle ‘Over 50′ condotta da Donneuropee Federcasalinghe e Fondazione Organon. ”La famiglia – dice l’esperta – ha un ruolo centrale: tra figli ancora in casa, marito e genitori anziani, oggi la donna ‘over 50′ si occupa di almeno quattro persone. Ma nel tempo libero e’ attenta alla salute e alla forma fisica. Tanto che una nonna su quattro vive sola, contro l’8% dei nonni. E si fa largo una nuova tendenza: nipoti che vanno a vivere dai nonni, non solo per motivi di studio”. Insomma, aggiunge l’esperta, sempre piu’ ragazzi lasciano la casa di mamma per quella di nonna. ”Non solo perche’ e’ vicina all’ateneo scelto. Un fenomeno che i ricercatori dell’Universita’ la Sapienza stanno indagando con un apposito progetto di studio – dice la Degennaro – e che potrebbe spiegarsi anche con il fatto che i nonni presentano un modello familiare tradizionale ed equilibrato. O con l’attenzione a non privare l’anziano, rimasto solo, della sicurezza della propria casa: il nipote diventa cosi’ una compagnia”.
La donna over 50 oggi fa esercizio fisico, e’ attenta alla salute, e’ sempre piu’ colta, non rinuncia al lavoro, usa il pc e naviga su Internet. A dispetto di vecchi stereotipi, sfodera una marcia in piu’. E pensa a linea e benessere. Il 50% delle cinquantenni va in palestra, il 37% fa sport e una su due va dal ginecologo almeno una volta l’anno. Il 24% lavora, il 30% usa il pc e il 22% si muove con disinvoltura sul web. ”Si tratta di una generazione di cinquantenni completamente nuova, piu’ attente al benessere e con un atteggiamento piu’ positivo rispetto al passato – ricorda Emilia Degennaro, dell’Ente di formazione e studio Bcc – un ritratto in cui non mancano alcuni nei”. Solitudine, specie dopo i sessant’anni, una certa insoddisfazione sessuale e i disturbi legati alla menopausa. ”La generazione che oggi ha tra i 50 e i 60 anni anticipa una tendenza: il declino del modello casalinga-moglie-madre – spiega la Degennaro – viene sostituito da quello lavoratrice-moglie-madre”. La ‘fotografia’ ha indagato lo stile di vita di una generazione di donne che rappresenta, nella fascia tra i 50 e i 69 anni, oltre 7 milioni di italiane, un quarto dell’intera popolazione femminile femminile del Belpaese. Ecco cosa emerge:

Quella che ha come protagoniste le cinquantenni di oggi e’ una rivoluzione in cui restano elevate le ore di lavoro, in casa e non: il 56% delle donne con figli dichiara di lavorare almeno 60 ore a settimana, contro il 16% degli uomini. Mentre a lavorare fra le cinquantenni e’ il 23,4%, contro un 47% di casalinghe e un 22% di pensionate. Impegnate nella cura dei figli ancora a casa e dei genitori anziani, pur essendo coinvolte in misura sempre maggiore nel lavoro. ”Oggi le donne devono essere tutte le dee dell’Olimpo insieme”, spiega Rossella Nappi, ginecologa e sessuologa.

Il 70% delle iscritte alle universita’ della terza eta’ e’ donna, mentre fra le intervistate tre su dieci hanno fatto le superiori e il 16% l’universita’. Inoltre l’indagine ha messo in evidenza che a un maggiore grado di scolarizzazione, corrisponde un minor livello di ansia. Vera passione delle ‘over 50′ sembra essere poi l’apprendimento di una lingua straniera.

Una su due non rinuncia alle lezioni settimanali, e il 37% pratica un’attivita’ sportiva.

Il 30% lo usa per lavoro, studio o svago. In particolare, ad impiegare il pc e’il 23% delle 50-59enni e il 19% delle ‘over 60′. Curiose e attente alla novita’, le italiane che hanno superato gli ‘anta’ amano navigare in Internet: lo fa il 24% delle 50-59enni e il 20% delle sessantenni.

Tra i 60 e i 69 anni il 47% delle donne e’ sola, contro il 21% delle 40-49enni e il 26% delle 50-59enni. La presenza di un partner si riscontri piu’ frequentemente accanto a donne con un’istruzione superiore.

”La donna ‘over 50′ ha ancora un atteggiamento ambivalente nei confronti degli anni che passano, tuttavia, tende ad affrontare positivamente questo momento in un’ottica di informazione e confronto con il ginecologo”, spiega Rossella Nappi, ginecologa e sessuologa. ”Il 57% vede positivamente eventuali terapie della menopausa e il 94% fa controlli regolari, con l’intento di migliorare la propria qualita’ di vita. Siamo lontani, dunque, dai tempi in cui si andava dal ginecologo solo per partorire”.

”Il partner – spiega l’esperta – e’ importante emotivamente e cognitivamente. La sessualita’ gioca un ruolo centrale nella relazione, e per questo la donna denuncia i disturbi e le problematiche legate alla vita sessuale”. Fra le ‘over 50′ in menopausa esaminate, il 60-70% per cento riferisce disturbi quali rapporti dolorosi, difficolta’ a raggiungere l’orgasmo, e il 76% calo della libido. ”Ma la base biologica della libido e’ endocrina – dice l’esperta – quindi dipende dagli ormoni maschili e femminili che costituiscono ‘la benzina’ della risposta sessuale. Una riduzione della libido in menopausa e’, pertanto, una ‘spia rossa’ molto fedele della carenza ormonale e puo’ rappresentare un segno segreto di un malessere. A giocare un ruolo fondamentale e’ dunque il ginecologo, che ha il compito di aiutare globalmente le donne a realizzare il loro progetto di qualita’ di vita”.

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