01/04/2010

Giovanni Bensi,Il Daghestan

recenti attentati terroristici nella metropolitana di Mosca e nel Daghestan hanno riportato l'attenzione su questa regione del Caucaso.

Il presidente Dmitrii Medvedev durante una visita a sorpresa in Daghestan, teatro dell'attentato di ieri e di un fallito tentativo oggi, quando un'auto con a bordo alcuni terroristi è esplosa forse per errore o per un difetto nella fabbricazione dell'ordigno, ha dichiarato che "debbono essere ampliati i provvedimenti di lotta al terrorismo. Debbono essere non solo più efficaci, ma anche duri, feroci e preventivi. Bisogna punirli".

I servizi segreti russi (Fsb) hanno reso noto di aver identificato gli organizzatori degli attentati-kamikaze di lunedì scorso alla metropolitana di Mosca e due giorni dopo a Kizlyar in Daghestan.

Che il Daghestan fosse una delle repubbliche autonome della Federazione Russa nel Nord-Caucaso a maggior rischio di terrorismo e violenza era chiaro da mesi. Lo scriveva lo scorso novembre Giovanni Bensi in un lavoro pubblicato dal Centro Studi sulla Storia dell'Europa Orientale.

In Daghestan le tensioni si sviluppano lungo determinate linee: politica, nazionalista, etnica, religiosa e una linea connessa con la criminalità organizzata. La violenza è favorita anche da usi locali, come la faida e le legge del taglione, e dall’avversione alla presenza russa.

Di particolare rilevanza è il conflitto religioso. L’islam locale è di carattere piuttosto tollerante e moderato. Esso si articola in un sistema di scuole sufiche (tariqah) di origine centroasiatica o mediorientale, imperniate sul rapporto di sottomissione muršid/murid (maestro/discepolo) che si presta a farne centri di attività politica. Il wahhabismo, proveniente da una dottrina sviluppatasi nell’odierna Arabia Saudita, osteggia le forme religiose tradizionali appoggiando un islam intollerante sul tipo di quello dei taliban afghani.

Pur non essendo aggiornato agli ultimi eventi, il lavoro di Giovanni Bensi è utile per comprendere la complessa realtà del Daghestan.

Chi volesse ricevere una copia in formato elettronico (pdf) de Il Daghestan: conflitti, religione e politica di Giovanni Bensi (CSSEO Working Paper 147, novembre 2009) può ottenerla gratuitamente inviando una mail di richiesta a info@csseo.org.


Giovanni Bensi per 30 anni (dal 1972 al 2002) ha lavorato nella redazione di lingua russa di Radio Free Europe/Radio Liberty, l’emittente statunitense che, prima da Monaco di Baviera e poi da Praga, trasmetteva e tuttora trasmette nelle lingue dell’Europa Orientale e dell’ex Unione Sovietica. Fa parte del Centro Studi sulla Storia dell'Europa Orientale (CSSEO) fin dalla sua costituzione. Attualmente collabora con i quotidiani Avvenire e Nezavisimaya gazeta.
Tra le pubblicazioni di Giovanni Bensi ricordiamo: L’incognita jugoslava (Pan 1975), Mosca e l'eurocomunismo (La Casa di Matriona 1978), Allah contro Gorbaciov. Azerbaigian, Afghanistan e Asia Centrale, la spina nel fianco dell'Unione Sovietica (Reverdito 1988), Nazionalità in URSS: le radici del conflitto (Xenia 1991), Georgia: la caduta di Sevardnadze (Centro Studi sulla Storia dell’Europa Orientale 2004); Oltre la Cecenia. Gli altri conflitti del Caucaso (Centro Studi sulla Storia dell’Europa Orientale 2004); e Partu Patima: una donna contro Tamerlano. L’epos del popolo Lak: un “caso Ossian” in Daghestan (Centro Studi sulla Storia dell’Europa Orientale 2009).




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