Patrizia Gioia,I Generosi giovani leoni

I Generosi giovani leoni        di Patrizia Gioiabattello.jpeg

Camminare lentamente nelle stanze di palazzo Reale come in un freddo boulevard invernale, per incontrare i giorni lontani di una furiosa Parigi capitale d’Arte, capace di accogliere e di offrire fama e fame a giovani donne e uomini che arrivavano da ogni parte del mondo, attirati sin lì dalle ali di una instancabile giovinezza.

Non solo i luoghi fanno noi, ma anche noi facciamo i luoghi. Arriva un momento nella vita che questa invisibile relazione si fa realtà e ti trovi ad essere dove mai avresti pensato, ma dove puoi dirti non lontano da alcun luogo che tu non conosca. Una magia che a volte salva, a volte uccide.

In questa mostra, intensa ed evocativa, sono davvero loro che si raccontano: gli artisti, che più che maledetti, qui evocano senza pudore la loro struggente incapacità di stare a fronte a quello che come animali già presentivano ( e che poeti come Rilke già descrivevano) , una pazzia alimentata da miseria, da violenza, da gelo e dalla menzogna che la grande città iniziava a offrire a parvenza di buona ospitalità; in realtà iniziava ad imprigionare in gabbie d’oro quelle giovani anime che più di altri ne avevano annusato l’odore velenoso; loro avvicinavano assenzio al cuore per non sentire il dolore di quello che stavano perdendo, la vera libertà, gioia senza potere alcuno. Ma l’oro è anch’esso una magia, a volte salva, a volte uccide.

Quello che più mi ha colpito in questo grande numero di “firme” sono proprio loro, le firme.

Quella di Utrillo è la più commovente, delicata e composta racconta quello che chi la scriveva non sapeva essere, ma avrebbe voluto vivere. Un figlio amato, con una madre e un padre contenti di ballare la domenica in quei “moulin” all’aperto e di tenerlo per mano, accompagnandolo sereno dentro le infinite chiese che disdegna come utero, ma che tenace dipinge bianco per il disperante bisogno di saperlo non per sempre perduto. Utrillo e Modì, due che si tenevano sù, l’un l’altro, ubriachi di una vita che non sapevano più dov’era, uno l’aveva perduta già in grembo, l’altro lasciata in Italia, la bella sua Italia.

Anche Soutine si racconta nella piccola calligrafia che a volte sproporziona violenta, manata di colore arroventata per bruciare di quel fuoco che aveva dentro e che cercava solo amore, ma come trovarlo se non sai come è fatto? Così stava accanto per giorni e notti a carcasse di manzo e di conigli, aspirando odori irrespirabili come a cercar consiglio e sbirciare in quelle ossa frantumante uno sguardo possibile, oltre l’invivibile che aveva ricevuto da bambino.

E poi si fanno la guerra tra loro, la fama che arriva con il danaro non da tregua a chi la riceve per primo; non era di quello che speravano i giovani leoni, ma sono stati generosi, ci hanno svelato tutti i tradimenti della storia, a saperli ascoltare non saremmo caduti nel capitale, capitale dove anche l’arte non ha più casa e storia. 

i semi della gioia

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Patrizia Gioia,I Generosi giovani leoniultima modifica: 2013-02-27T15:07:47+00:00da mangano1
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