Valentina Ascione,LA TORTURA DEL 41 BIS*

Notizie Radicali

venerdì 25 giugno 2010

Direttore: Gualtiero Vecellio

 

 

CARCERI 41 bis .jpegCARCERI. LA TORTURA DEL 41 BIS*

di Valentina Ascione

Un’ora sola al mese. Sessanta minuti appena di colloquio, ascoltato e registrato, con i familiari di grado diretto o conviventi. Una lastra blindata a separare i visi. A impedire, con la trasparenza fredda di un vetro, il calore del contatto. Di due mani che altrimenti si intreccerebbero. Il mondo degli affetti scisso in due metà, quella libera e quella no, sofferenti allo stesso modo. La voce che arriva dall’altra parte del vetro attraverso i fili di un citofono, fino a quando, anno dopo anno, chi la ascolta non ne dimentica il suono naturale. Un’unica eccezione per i figli al di sotto dei 12 anni, ai quali sono consentiti incontri senza barriere: uno al mese, per non più di dieci minuti. A questo si riducono le relazioni tra i detenuti nel circuito del cosiddetto “carcere duro”, e le proprie famiglie.

E’ il regime detentivo, meglio noto come 41 bis, riservato a chi è accusato di reati di criminalità organizzata. E’ questo e molto altro. Una misura adottata come strumento di lotta alla mafia, con l’obiettivo di tagliare contatti dei reclusi con la rete criminale, che però, attraverso forti restrizioni, determina per chi vi è sottoposto un isolamento di fatto profondo, non solo dall’esterno, ma dalla realtà in genere. Restrizioni come quella del tempo da poter trascorrere fuori dalla cella, che con l’introduzione del “pacchetto sicurezza” ha subìto un ulteriore inasprimento. Limiti nella corrispondenza che i detenuti possono ricevere dalle famiglie, ovviamente soggetta a rigidi controlli. Restrizioni nelle attività ricreative, che ai reclusi nelle sezioni del 41 bis non è concesso di organizzare, ma anche in quelle di studio.

Chi è sottoposto al carcere duro, infatti, non può frequentare corsi scolastici, ma esclusivamente studiare per conto proprio, con il solo educatore a fare da intermediario con i docenti. E non è tutto. La severità del regime detentivo si ritrova anche nella struttura delle celle, dove l’aria e la luce devono spesso passare attraverso fitte maglie di reti metalliche e più di una fila di sbarre prima di filtrare all’interno. “Marchingegni e sistemi medievali che sopravvivono anche se non hanno nessun serio senso pratico, che voglia essere di sicurezza o di deterrenza, di contrasto alla mafia o di legittima difesa, ma solo il valore simbolico ed effettivo di una ordinaria continua afflizione”, scrive Sergio D’Elia, segretario di Nessuno tocchi Caino, nella prefazione al libro “Dentro una vita”, nel quale il giornalista Nazareno Dinoi racconta i 18 di carcere duro di Vincenzo Stranieri, con le parole dello stesso boss della Sacra Corona Unita. Dal 41 bis si esce solo nel caso in cui i detenuti collaborino con la giustizia. “Solo da infami o da morti”, spiega ancora D’Elia, che negli anni ha incontrato oltre 600 detenuti sottoposti a questo regime. Vincenzo Stranieri ha quasi 50 anni, di cui tre quarti trascorsi in carcere. Come si legge nel libro di Dinoi, è considerato uno dei 430 criminali più pericolosi d’Italia e per questo è sottoposto al 41 bis. Non è un ergastolano e non sta scontando condanne per omicidio. Non è neanche un pentito e ad oggi non sa quando uscirà di galera. Della sua condizione scriveva un anno fa Stranieri: “Qua stiamo venti ore al giorno in cella a poltrire. Moltiplicato per 25 anni sono un’enormità, diciassette di 41 bis poi per cosa? A loro dire per recidere i contatti con l’esterno, ma quanto meno ci diano il modo di non perdere pure la ragione: venti ore a guardare il soffitto, a cosa e a chi servono?”.  

* da “Gli Altri”

Valentina Ascione,LA TORTURA DEL 41 BIS*ultima modifica: 2010-06-25T16:36:19+00:00da mangano1
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9 pensieri su “Valentina Ascione,LA TORTURA DEL 41 BIS*

  1. nn ci riesco è troppo doloroso solo se ci penso mi sento impazzire scrivo con la mano della figlia di una vittima del 41bis scrivo vittima perchè credetemi lo sono è un dolore che nn trova spiegazioni ne per i detenuti ne per noi a volte preferirei saperlo morto almeno mi rassegnerei sul fatto di nn poterlo toccare……………………………..se ce qualcuno che può fare qualcosa vi prego tentate grazie

  2. Il 41 bis lo meritano tutto anzi i mafiosi dovrebbero anche lavorare a spaccare pietre, asfaltare strade 12 ore al giorno, oppure differenziare rifiuti , per non essere un peso per la società. Non possiamo cedere sul 41 bis essere deboli rafforza questi bastardi di mafiosi, e i familiari denuncino i mafiosi non se la prendano con lo stato “mal che si vuole non duole”.

  3. signor matteo ma lei a provato mai ad aiutare un amico credo di no ai mai provato la fame a mai dovuto affrontare le difficolta da solo credo che lei non e un uomo ma solo una persona che sa sparare a zero su chi sta al 41 bis le non sa niente della vita e non vorrei mai essere come lei sono orgoglioso di avere diversi dai suoi meglio aiutare uno al 41 bis che pentiti e venduti lei certamente appartiene a quella categoria mi auguro che lei stia sempre bene come ora saluti enrico ricci

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